sabato 28 luglio 2018

Eclisse lunare del XXI secolo - 27/07/2018


Panasonic Lumix DMC-TZ80 - Effetto bagliore

Questo era uno di quegli eventi astronomici che non potevo assolutamente perdere: si trattava nientemeno che dell'eclisse lunare più lunga del nostro secolo. È davvero impressionante riflettere sul fatto che per quando si verificherà nuovamente una eclisse di durata paragonabile tutti gli esseri attualmente viventi sul pianeta saranno morti.

Le condizioni meterologiche erano incerte, in quanto nel pomeriggio ci sono stati molti rannuvolamenti ma fortunatamente in serata un vento teso ha spazzato via ogni incertezza, ripulendo il cielo. Non ha costituito invece nota altrettanto positiva la qualità atmosferica: il seeing dopo il tramonto era davvero terribile e con il progredire della serata è andato di poco migliorando, attestandosi infine su di un livello 6 della scala Pickering A.

Il sito osservativo era a Foiano della Chiana, in campagna. Si stava divinamente, sia come temperatura che come umidità; il frinire dei grilli faceva il resto. La cosa più gradevole tuttavia è stata la compagnia in quanto l'evento ha attirato una decina di amici: uno dei fattori che spesso e volentieri rattrista l'astrofilo è proprio la solitudine, ovvero il godere delle meraviglie del cielo senza poter trasmetterne la bellezza agli altri. Da questo angolo visuale sono stato entusiasta di aver trascorso questo momento con molti amici e soprattutto con Adina, che da poco è diventata mia moglie e che come al solito mi ha aiutato non poco con i preparativi. C'era anche la mia canina Trilly, che, come si può vedere in foto, si godeva la frescura dell'erba.

La strumentazione utilizzata comprendeva il Maksutov-Newton Intes-Micro MN 68 e il piccolo rifrattore Sky -Watcher Startravel, oltre che ad una fotocamera Panasonic Lumix DMC-TZ80.


Come di consueto ho voluto esagerare: perchè accontentarsi di osservare la Luna quando si può tentare di osservare tutti i pianeti del sistema solare in una sola notte? Ovviamente i piani non sono andati come sperato poichè l'elongazione di Mercurio dal Sole è davvero esigua, senza considerare che un boschetto mi ostruiva la vista. Quindi l'impresa è fallita in partenza.

A quel punto abbiamo iniziato a scorgere il cielo ad ovest nella speranza di avvistare Venere, impresa più che ardua nella tarda luce diurna. L'Adina con la sua vista da aquila lo individuava e lo riperdeva a tratti; inutile dire che io ho iniziato a vederlo dopo una buona mezz'oretta. Osservandolo al telescopio il pianeta mostrava una superficie illuminata corrispondente a circa il 60% del totale, con la restante parte in ombra. Nessun altro dettaglio era osservabile.

La Luna invece è sorta sul finire del crepuscolo. La vista è stata strabiliante perchè l'eclisse era già in corso ed il cono d'ombra proiettato dalla Terra stava già occultando il nostro satellite.


Da qui in poi è stato un crescendo di emozioni, con l'alternarsi delle diverse fasi dell'eclissi. Dapprima l'ombra terrestre era molto netta e definita, ma tanto più essa ricopriva la superficie selenica, quanto più scemava d'intensità. 


Quando infine l'eclissi ha raggiunto il suo apice la Luna si è tinta completamente di rosso: dinnanzi ad un prodigio di questo genere l'appellativo di "Luna di sangue" è particolarmente appropriato. Si tratta di un fenomeno complesso, dovuto soprattutto al fatto che l'atmosfera terrestre agisce in modo differente sulle diverse lunghezza d'onda della luce solare. Limitando il discorso allo spettro della luce visibile al nostro occhio bisogna infatti notare che le lunghezze d'onda maggiori, tra cui il rosso, vengono diffuse dall'atmosfera terrestre in misura molto minore rispetto alle lunghezze d'onda minori, tra cui il blu. Questo peraltro è il motivo per cui il cielo ci appare di colore azzurro. La conseguenza è che, pur essendo occultata dall'ombra della Terra, la Luna riesce lo stesso a ricevere le lunghezze d'onda di colore rosso emesse dal Sole, che per così dire "scivolano" attraverso l'atmosfera terrestre, senza esserne deviate. Ciò risulta possibile anche grazie alla rifrazione che le suddette lunghezze d'onda subiscono nell'attraversare l'atmosfera terrestre.

Panasonic Lumix DMC-TZ80- Immagine originale non ritoccata

Quasi a mo' di allegoria di tutte le cose terrene, che nascono e muoiono, anche l'eclissi ha avuto un inizio ed una fine. Dopo aver raggiunto il suo culmine infatti la Luna ha deciso di spostarsi dall'ombra dell'orbe terracqueo e di rifulgere nuovamente lassù in cielo, sussurrando ancora una volta ai nostri cuori.




Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
William Shakespeare
 
Sky-Watcher Startravel e Samsung A5 - Fotografia in proiezione afocale

La serata osservativa non si è esaurita nell'osservazione lunare. La straordinaria lunghezza dell'eclissi ha lasciato tempo sufficiente per osservare i vari pianeti.

Ripercorrendo a ritroso il piano dell'eclittica, dopo aver osservato Venere è stata la volta di Giove. Il gigante gassoso era al centro della danza dei satelliti galileiani, tutti e quattro visibili. Osservandolo alle 22 si notava un festone tra le due bande equatoriali. Invece verso mezzanotte aveva fatto capolino anche la Grande Macchia Rossa, che in quest'ultimo periodo si staglia in maniera abbastanza nitida e contrastata rispetto al pianeta.

Proseguendo verso est non si può non imbattersi su Saturno, anch'egli circondato da vari satelliti, tra i quali spicca senz'altro Titano. La visione è mozzafiato come al solito, soprattutto in questo periodo in cui gli anelli sono estremamente inclinati, tanto che il pianeta sembra in procinto di sfilarsi dagli stessi. La Divisione di Cassini era stagliata con chiarezza tra gli anelli. Sulla superficie planetaria erano apprezzabili delle sfumature di tonalità.

La grande attesa tuttavia era per Marte. Le condizioni osservative del pianeta rosso non potrebbero essere le migliori, in quanto si trova all'opposizione rispetto al Sole, quindi risulta osservabile di notte e alla minore distanza possibile rispetto alla Terra. Ho resistito strenuamente alle insistenze di osservarlo anzitempo, in quanto so per esperienza che si tratta di un'osservazione tutt'altro che semplice. Il seeing mediocre ha confermato i miei sospetti una volta all'oculare: si osservava null'altro che una enorme palla rossastra indistinta. Dando un altro po' di tempo al pianeta di alzarsi sull'orizzonte ed utilizzando anche un filtro neutro con trasmissività del 25% comunque ho avuto il piacere di osservare, collocata in alto a sinistra sul disco, la calotta polare marziana. Deboli chiaroscuri erano visibili sulla superficie del pianeta. La suggestione maggiore era comunque determinata dal vedere la Luna e Marte in congiunzione e con la medesima tonalità di colore.


Abbiamo osservato anche una carrellata di stelle doppie. Mizar e Alcor, Cor Caroli, Albireo e la bellissima Izar: una stella doppia non facile perchè anche a forti ingrandimenti le due stelle rimangono addossate l'una sull'altra. La componente principale è circa di dimensioni doppie rispetto all'altra e possiede un colore giallo; la componente secondaria invece mostra un colore azzurro.

giovedì 15 febbraio 2018

Per chi suona la campana - 14/02/18

Sembra incredibile, eppure sono passati quasi tre anni dall'ultima volta che mi sono recato ad osservare le meraviglie del cielo col mio fidato Dobson.
Da allora per me sono cambiate davvero molte cose, ed i mille impegni non mi hanno lasciato la possibilità di ammirare i gioielli del cosmo.
Ma la voglia di alzare gli occhi al cielo, quella no, non mi è mai passata. Così, quando il richiamo è diventato troppo forte per resistere, sono tornato ad osservare le stelle. Un'uscita modesta, vuoi perché non sono più l'astrofilo di un tempo, vuoi perché era più che altro una prova in un nuovo sito osservativo; ma tuttavia significativa, perché ha segnato il mio ritorno.
Dal momento che adesso abito nelle vicinanze di Cortona ho deciso di sfruttare le pendici dell'appennino come postazione osservativa, principalmente per tre ragioni: in primis perché l'altezza mi permette di sfuggire a tutto l'inquinamento luminoso della pianura; in secundis per risolvere un annoso problema che mi ha sempre afflitto, ovvero quello dell'umidità che fa appannare tutte le lenti; in tertiis per evitare il viavai di automobili che ti abbagliano continuamente.
Dopo diversi tentativi infruttuosi ho capito che la migliore opzione era la sommità su cui si trova la chiesa di Sepoltaglia. Ci arrivo in meno di un quarto d'ora, anche se non vi dico neanche quanto è sconnessa la relativa strada sterrata. Una volta in cima ho un'ottima visuale a 360° del cielo. Parliamo della qualità del cielo: il luogo permette di adattarsi correttamente al buio perché non ci sono luci da nessuna parte, nè tantomeno auto di passaggio. Di conseguenza si possono osservare moltissime stelle ad occhio nudo e la visione è mozzafiato. Peccato per l'inquinamento luminoso della Valdichiana, che verso Sud-Ovest sbiadisce le regioni più basse del cielo. Comunque ho la fortuna di non subire direttamente l'inquinamento luminoso di Cortona e di Camucia, che rimangono nascoste dietro la collina. Pur essendo un buon cielo di sicuro non siamo ai livelli di Casal di Pari, tuttavia ne sono entusiasta in quanto è vicinissimo a casa mia e poi c'è da fare una considerazione: questa è l'astronomia che oggi mi posso permettere, dunque questo è per me il miglior cielo del mondo poiché mi permette di osservare con assiduità senza dover sacrificare la mia vita familiare e professionale.
Tralasciando il freddo polare la prima parte della serata era trascorsa abbastanza bene, ma poi ovviamente doveva capitare una delle mille stranezze che hanno da sempre contraddistinto le mie notti da astrofilo!
Hemingway mi perdonerà se cito a sproposito la sua opera, eppure alla mezzanotte scoccata ho iniziato a sentire il suono di un campanaccio! Non erano i rintocchi dell'ora della piccola chiesetta in quanto si ripetevano in maniera arbitratria e sempre diversa. Appena puntavo la torcia nella direzione in cui sentivo il rumore il campanaccio non suonava più, ma appena la spengevo dopo poco sentivo lo sbatacchio sempre più vicino, sempre più vicino...
Per farla breve alla fine mi sono scocciato e me ne sono andato a casa! Secondo me comunque sono delle capre che pascolano nei dintorni e che hanno dei campanelli legati al collo; alla prima occasione utile chiederò delucidazioni in merito al custode della chiesa.
Vabbè, analizziamo quella manciata di oggetti osservati:

IADI: il migliore strumento in assoluto per godersi questo stupendo ammasso aperto di stelle è sicuramente il binocolo. Con il 10x50, che non dovrebbe mai mancare nella dotazione dell'astrofilo, possiamo apprezzare il gruppo di stelle nella sua interezza, con Aldebaran che oscura tutte le altre stelle, pur luminose, con la sua brillantezza. Le Iadi sono l'ammasso aperto più vicino alla terra e nella mitologia greca sono, al pari delle Pleiadi e delle Esperidi, le figlie di Atlante, colui che è destinato per l'eternità a sorreggere il mondo sulle spalle.
M45: stante quanto appena detto non deve stupire che le Pleiadi siano collocate nelle vicinanze delle Iadi. Sono anche conosciute come "Le Sette Sorelle", però a ben guardare le stelle più luminose sono nove e non sette: le due in più portano infatti il nome di Atlante e di Pleione, ovvero i loro genitori. Dopo tanti anni mi è sembrato giusto che la luce abbagliante di questo meraviglioso ammasso aperto di stelle pervadesse, prima tra tutte, il Dobson. A 41x si rimane estasiati dalla luminosità delle componenti e dall'estensione dell'ammasso, che risulta davvero molto ricco. Curioso il triangolino di piccole stelle che si trova proprio a ridosso di Alcyone.
NGC 1647: è un gradevole ammasso aperto di forma pentagonale. All'interno le stelle più luminose sono disposte a forma di un "8" inclinato di 45° verso destra: mistero della fantasia umana, che individua somiglianze ovunque; del resto così sono nate le attuali costellazioni. Comunque l'ammasso ha densità stellare ed estensione nella media, con stelle non troppo luminose. Osservato a 52x.
NGC 1746: ai medesimi ingrandimenti ho osservato questo ulteriore ammasso aperto, di dimensioni molto vaste, tanto che riempie il campo dell'oculare. Ha una forma simile ad una stella a cinque punte, al cui interno sono situate una miriade di fini stelline. Si tratta di un oggetto discreto, con stelle di media luminosità.
NGC 1817: va bene, lo ammetto. Ho del tutto ignorato il vicino ammasso NGC 1807, sarà per la prossima volta. Il problema è che la mia attenzione è stata subito catturata da questo ammasso aperto, che a 52x appare piccolo e nebuloso. A 156x invece riempie il campo dell'oculare e si risolve completamente in stelle. Alcune stelle più luminose lo fanno assomigliare al volto di un alieno corrucciato. Anche in questo caso la luminosità delle stelle è senza infamia e senza lode.
M1: la celeberrima "Nebulosa del Granchio", ovvero ciò che rimane della supernova esplosa nel 1054 D.C., come testimoniato da molteplici fonti storiche. All'oculare si può osservare un'ellissi di aspetto estramente nebuloso e denso usando 156x. In certi momenti sembra di intuire dei chiaroscuri nella superficie e si intravedono delle stelline nella zona più esterna. In basso a sinistra poi sono presenti tre piccole stelline.
NGC 1514: questa nebulosa planetaria sita anch'essa nella costellazione del Toro è di non facile individuazione a causa delle sue piccole dimensioni, che rendono facile scambiarla per una stella. A 156x e con il filtro OIII infatti ha un aspetto tale e quale ad una stella, se non per un piccolo e tenue alone circolare bianco che la circonda. L'osservazione della nebulosa trae molto giovamento dalla visione distolta: la superficie nebulare si amplia e si illumina. Devo dire che il soprannome che le è stato attribuito, "Sfera di cristallo" è proprio azzeccato.
M79: ecco l'unico ammasso globulare della serata, nella Lepre. Purtroppo quando l'ho osservato era davvero molto basso sull'orizzonte ed il telescopio era praticamente in posizione orizzontale. Per questa ragione la visione è risultata compromessa. A 250x l'alone si risolve parzialmente in stelle, specialmente in visione distolta. Il nucleo invece rimane nebuloso. Alcune stelline lo contorniano, tra cui ne spicca una in basso a sinistra.
M42: uno dei mali di noi visualisti del cielo profondo è che quando diveniamo più esperti andiamo alla ricerca di fantasmi al limite dell'invisibile. Ammetto candidamente che io lo facevo per sfida,  principalmente al solo fine di dimostrare a me stesso e agli altri la mia bravura in situazioni limite. Personalmente ho deciso di invertire questa logica e quindi di passare più tempo ad osservare i veri gioielli del cielo. Tra di essi v'è sicuramente M42, la Nebulosa di Orione. Già a 52x e con un filtro OIII è una visione magnifica: la nube è di dimensioni enormi ed assomiglia ad una manta con le pinne ripiegate. In basso a destra rispetto al Trapezio c'è un'ansa molto netta; inoltre c'è una piccola ansa anche in alto a destra dello stesso. La nebulosità dinnanzi al Trapezio è disomogenea, con tanti chiaroscuri che donano tridimensionalità all'immagine. Con il filtro UHC ho notato un netto miglioramento in termini di densità della zona centrale della nebulosa, anche se i lembi si percepivano peggio. Spingendo fino a 156x si palesano dei dettagli incredibili, tanto che la nebulosa appare finemente cesellata: la zona nei pressi del Trapezio in particolare ha una trama che ricorda quella di una ragnatela incredibilmente fitta.
M43: questa nebulosa è molto più modesta rispetto alla precedente, sia in termini di luminosità che di dimensioni. Con il filtro OIII la nebulosità è tenue, di forma circolare, e raccolta attorno alla stella al centro. Passando al filtro UHC si può osservare una porzione di nebulosità ulteriore, che le attribuisce una forma a virgola o goccia.
NGC 1977: troviamo poi ulteriori nebulose che fanno parte di questo complesso nebulare, dove si stanno generando nuove stelle e pianeti. Questa in particolare rispetto alle seguenti appare più densa ed ha una forma ellittica che racchiude al suo interno tre stelle. Risulta visibile senza particolari difficoltà, pur non essendo troppo brillante.
NGC 1973: nebulosa piccola e di forma circolare, attorno alla relativa stella.
NGC 1975: nebulosa piccola e di forma circolare, attorno alla relativa stella.
NGC 1980: un ammasso aperto con associata nebulosità davvero molto affascinante. Basterebbe la visione di Iota Ori, la stella più brillante della Spada di Orione, con accanto una piccolissima compagna di colore blu a rassenerare l'animo, poi aggiungeteci che è immersa in una diffusa nebulosità e circondata da altre stelle luminose per rasentare la perfezione.
NGC 1981: questo ammasso aperto di forma triangolare molto più ampio e disperso, purtuttavia con componenti abbastanza luminose.
CR 70: alla fine mi sono goduto una passeggiata spaziale a 41x nella Cintura di Orione, perso in un mare di stelle. Da notare che sia Alnitak che Mintaka sono stelle doppie accompagnate da stelle secondarie molto più piccole, anche se ben distanti e quindi facilmente individuabili. Osservare stelle doppie così sbilanciate mi ha sempre emozionato. 
M78: infine una rapida occhiata a questa nebulosa a 62x con filtro OIII. Al di là dell'aspetto cometario irregolare e di due stelle che spiccano all'interno non colpisce per la sua brillantezza. Medie dimensioni.

lunedì 22 giugno 2015

In hoc signo vinces - 20/6/15

All'ultima finestra utile sono riuscito ad osservare il cielo profondo, e devo dire che mi è andata bene, considerando che a pochi chilometri da dove osservavo c'erano fulmini e saette. Il telescopio a disposizione era il Dobson GSO Deluxe 250/1250 mm: in proposito sono contento perchè ci avevo lavorato molto (manutenzione, modifiche) ed il risultato finale è stato eccellente: star test convincente e movimenti altazimutali migliorati rispetto a prima. Il luogo era il solito a Montisi, ma c'era una sgradita novità: l'agriturismo vicino illuminato a giorno da molteplici faretti, tenuti accesi tutta la notte, della serie che contro il malcostume umano si può far poco. Le luci disturbavano abbastanza, tanto che sto valutando un altro sito per l'estate; però il cielo era ottimo, molto trasparente. Era freddo ed umido: 13°c e 87% di umidità. La notte non arrivava mai, ed una volta arrivata ho dovuto anche aspettare che la Luna tramontasse, inoltre dovevo andare a letto ad un'ora decente, dato che il giorno dopo avevo una giornata stressante, così ho osservato dalle 23 fino alle 2 circa. Il segno che ho visto in cielo era un triangolo isoscele i cui vertici erano la Luna, Giove e Venere! A differenza dell'imperatore Costantino però non ho vinto niente, se non una serata sotto le stelle...



NGC 5962: ho iniziato il viaggio dalla Testa del Serpente. Ancora la Luna doveva tramontare, ma io non resistevo più ed ho iniziato ad osservare. Così ho potuto osservare solo una debole galassia, con un nucleo leggermente più luminoso. Presenta medie dimensioni e forma ovale. 125x.
NGC 5970: una galassia di forma ellittica, di luminosità media. Nucleo ancora una volta solo poco più luminoso rispetto all'alone. Si trova vicina alla stella centrale delle tre stelle nei pressi. Media estensione. 125x.
NGC 5921: galassia immersa in un campo stellare interessante, con diverse stelline vicine ad essa. Media brillantenzza e dimensione. Forma ovale allungata. 125x.
M5: il mio ammasso globluare preferito. Sono visibili tantissime stelle. L'alone ha una forma asimmetrica, e si risolve completamente. Il nucleo appare granuloso e densissimo di stelle. In visione distolta ancora più stelle si rendono visibili. Un vero spettacolo! 250x.
NGC 6118: galassia davvero molto debole; per osservarla bisogna portare la vicina stella luminosa fuori campo. Risulta abbastanza estesa e molto allungata. Due stelline presenti in basso a destra rispetto alla galassia. 125x.
NGC 6633: a questo punto sono passato nell'Ofiuco, con un ammasso aperto di notevole bellezza, con una densità stellare buona e composto da stelle luminose. Una stella in particolare è molto brillante, ed è situata in alto a sinistra. La disposizione delle stelle evoca l'immagine di una libellula. Mentre lo osservavo nel campo dell'oculare sono transitati due satelliti ed una meteora! 52x.
NGC 6572: questa nebulosa planetaria è stata difficile da scovare, anche perchè ha dimensioni contenute, anche se è abbastanza luminosa, ed in questi casi bisogna sapere esattamente dove si trova l'oggetto, dato che a bassi ingrandimenti ha un'aspetto del tutto stellare. In visione diretta quasi sparisce, si può osservare solo un nucleo allungato. In visione distolta le sue dimensioni triplicano. Presenta un colore azzurro, tendente al verde. 250x.
IC 4665: un enorme quanto stupendo ammasso aperto di stelle. Consta di un numero limitato di stelle molto brillanti, oltre che di una abbondante quantità di altre stelline più deboli. 41x.
NGC 6384: galassia di bassa luminosità, media estensione, forma ellittica allungata. 125x.
NGC 6426: si tratta di un'ammasso globulare ampio, ma debolissimo. Si percepisce solo un tenue chiarore circolare rispetto allo sfondo del cielo. 156x.
M14: ammasso globulare abbastanza ampio e luminoso. Purtroppo si presenta come molto nebuloso: si risolvono solo poche stelle, anche se in visione distolta la situazione un po' migliora. 250x.
M10: bell'ammasso globulare, con una buona brillantezza e ricchezza di stelle. L'alone si risolve in stelle, e parzialmente anche il nucleo. In visione distolta si vedono tante stelle in più. 250x.
M12: ammasso globulare meno con una densità inferiore rispetto al precedente. Stranamente le stelle più luminose che lo compongono si trovano nell'alone; nel nucleo invece sono presenti stelle più fioche. Non ha un aspetto compatto, le stelle sono sparse qua e là. in distolta il nucleo si popola di stelline finissime. 250x.
M107: ammasso globulare piccolo e compatto. Purtroppo è poco brillante, ed anche nebuloso. In distolta si palesano molte stelline. 250x.
NGC 6309: una nebulosa planetaria strana. Ha una forma allungata, simile ad una pera. C'è una stellina molto vicina in basso a sinistra. In visione diretta pare di colore grigio, ma in visione distolta curiosamente acquisisce una tonalità leggermente celeste. Non è facile da trovare. Risulta piccola e non molto luminosa. 250x.
M9: ammasso globulare discreto come ricchezza e brillantezza. Tuttavia ha un aspetto nebuloso. In visione distolta si risolvono diverse stelle sull'alone ed anche sul nucleo. 250x.
NGC 6356: ammasso globulare abbastanza luminoso, ampio ma nebuloso. Non cambia molto in visione distolta. 250x.
NGC 6342: ammasso globulare piccolo, asimmetrico. Debole che quasi non sembra un ammasso globulare. 250x.
NGC 6517: ammasso globulare debole, piccolo, nebuloso. In visione distolta si rende visibile qualche stellina. 250x.
NGC 6539: spostandoci nella Coda del Serpente troviamo un ammasso globulare di ampia estensione ma estremamente debole. Aspetto nebuloso. 250x.
NGC 6535: ammasso globulare di media estensione, ma debole e nebuloso. Ci sono diverse stelline nei pressi, ed alcune stelline emergono dall'ammasso in visione distolta. 250x.
IC 4756: ammasso aperto magnifico. Non solo è gigantesco, ma è anche ricolmo di stelle luminose. Ci sono cinque stelle in particolare che spiccano su tutte le altre per brillantezza. 41x.
M57: nella Lira mi sono dedicato alla Nebulosa Anello, una planetaria che ad ogni osservazione fa spalancare la bocca come la prima volta. La prima cosa che si nota è che è molto vasta. La sua struttura è composta da un anello esterno più denso di colore grigio chiaro, nettissimo e più luminoso; e da una zona scura interna, di poco più tenue. 250x.
M56: ammasso globulare discreto. Media luminosità e buona densità di stelle. Si può risolvere lin stelle l'alone e parzialmente il nucleo. 250x.
M4: per concludere giusto due oggetti nello Scorpione, dato che ho notato che stava culminando verso Sud. Questo primo ammasso globulare è un bell'oggetto celeste. Luminosità buona, ed abbastanza ricco di stelle. Le stelle però sono sparse, non sono accalcate le une sulle altre come di consueto. C'è una peculiare condensazione centrale di stelle a formare una linea retta, nel nucleo. 156x.
M80: questo secondo ammasso globulare ha un nucleo molto luminoso. In visione diretta si mostra nebuloso; in distolta si inizia a risolverlo, soprattutto nell'alone, dove si possono osservare alcune stelline. 250x.
Saturno: ho osservato il pianeta a metà serata. Fa sfoggio di anelli così inclinati che sembra che si sfilino dal globo del gigante gassoso da un momento all'altro. La Divisione di Cassini era molto netta ed ampia. L'Anello C è visibile chiaramente, ma solo a patto di sapere cosa e dove guardare. Sul disco una banda ocra più chiara era molto contrastata, specialmente in quei brevi momenti di maggiore calma atmosferica. 250x.

giovedì 18 giugno 2015

Osservazioni mordi e fuggi - 17/6/15

Ieri sera non potevo andare ad osservare col Dobson, così mi sono consolato con l'80/400, anche se ho osservato per poco tempo a conti fatti, dato che il buio non arrivava mai! Diciamo che è stata più un'occasione per provare strumentazione vecchia e nuova, e sono contento di come è andata, oltre che per rimanere sotto il cielo stellato, il che è sempre un piacere.

M13: niente male, se consideriamo i soli 8 cm! Il grande ammasso globulare si mostra ricco di stelle, anche se di aspetto nebuloso. In visione distolta migliora di molto, e l'alone inizia a risolversi in stelle. 80x.
M92: trovare gli oggetti del cielo profondo con questo telescopio è facilissimo, anche senza consultare gli atlanti, d'altronde con un campo massimo da 4° è quasi un cercatore. L'ammasso globulare in questione è più compatto del precedente. Ha un nucleo intenso e luminoso. L'alone invece è debole, ma se osservato in distolta si gremisce di stelle. 80x.
Rho Herculis: in questa stella doppia la primaria ha un colore bianco e la secondaria rossa, posizionata in alto e poco a destra. Sono separate, ma anche vicine. La primaria è leggermente più grande. 125x.
Alpha Herculis: Rasalgethi consta di una principale arancio, e di una compagna bianca in basso a destra. Sono vicine, quasi a contatto. La compagna è grande un terzo della principale. 125x.
M57: a questi ingrandimenti rimane piccola, ma si percepisce chiaramente la sua forma ovale. Osservando in visione distolta si può osservare, con qualche difficoltà, anche la zona più scura al suo interno.
STEPH 1: un ammasso aperto interessante, con Delta Lyrae 1 e 2 che spiccano su tutte le altre stelle presenti. Una è di un colore azzurro e si trova in alto a sinistra. L'altra di un colore arancio e risiede in basso a destra. Diverse altre stelle si trovano nei pressi di queste, ed il tutto è immerso in un campo stellare molto vasto ed abbastanza ricco. 16x.
Epsilon 1 e 2 Lyrae: non credevo di riuscire a separare la Doppia Doppia in queste condizioni, ed invece ci sono riuscito! Ognuna di queste stelle infatti si mostrava, a sua volta, come una coppia di stelle molto stretta. 125x.
Zeta Lyrae: una stella doppia di facilissima risoluzione. 16x.
M5: ammasso globulare con un nucleo luminoso e granuloso. L'alone è debole, e si evidenzia in visione distolta, riempiendosi di stelle. C'è una vicina stellina luminosa in basso a sinistra. 80x.

giovedì 4 giugno 2015

Stelle in ogni dove - 4/6/15

Stasera contavo su un seeing di alto livello, così sono andato ad osservare con l'Intes-Micro MN 68. La serata è stata stupenda, si stava bene come temperatura ed umidità, e soprattutto c'erano centinaia e centinaia di lucciole nei campi attorno a me, tante quanto le stelle in cielo. Sono rimasto a lungo rapito da quei lampi intermittenti, dalla quiete della natura, dalla bellezza del mondo. Ma torniano a noi, dicevamo il seeing: purtroppo non era poi così buono, circa 6/12 della scala Pickering A. A causa di ciò non sono potuto salire oltre i 243x, ingrandimenti per lo più usati; oltre tale soglia l'immagine stellare diveniva confusa, così non ho potuto separare le stelle doppie più strette della mia lista. Tuttavia è stata una serata rilassante e proficua: non è che bisogna sempre ricercare le prestazioni più estreme, altrimenti si finisce per perdere il gusto per questa passione.

Giove: alle 21:40 c'era qualcosa di strano. Tutti e quattro i satelliti galileiani bene in vista, ma c'era un'ombra piccola e netta sulla Zona Equatoriale, spostata leggermente a destra, e più vicina alla Banda Equatoriale Settentrionale. Ho verificato che si trattava di Europa, che continuava a proiettare la sua ombra sulla superficie del pianeta nonostante che avesse già concluso il transito!
39 Bootis: coppia di stelle ravvicinata, ma non a contatto; abbastanza bilanciata. Le due stelle sono poste quasi in orizzontale: quella a sinistra è leggermente più grande. Sono entrambe bianche e piccole, con un anellino attorno ognuna.
Mu Bootis: conosciuta come Alkalurops. Si può osservare un sistema triplo di stelle. In basso c'è la componente A (che dovrebbe essere a sua volta una doppia, ma essendo separata 0,1" non è risolvibile con telescopi amatoriali), che si presenta come una stellina luminosa, con gli anelli un po' rotti. In alto c'è la componente B, composta in realtà da due stelle, questa volta separate, anche se vicine. Una ha un colore ocra, l'altra celeste. La principale è in basso a destra rispetto alla secondaria, poco più piccola.
Struve 1884: le due stelle sono molto vicine, ma separate l'una dall'altra. La compagna, posizionata in basso a destra, ha dimensioni lievemente inferiori alla principale. Entrambe appaiono bianche, e piccole.
Pi 1 Bootis: una doppia notevole, le stelle sono luminose e distanziate. La primaria è di colore bianco. La secondaria, a destra e leggermente in alto, di colore celeste, ed appena più piccola.
Struve 1835: coppia di risoluzione abbastanza facile. La primaria ha dimensioni doppie rispetto alla secondaria. Sono posizionate una sopra l'altra. Entrambe bianche.
Epsilon Bootis: la celeberrima Izar. Le stelle sono più vicine di quanto si possa immaginare a priori. La primaria, di tonalità gialla, è estremamente brillante, con tanti anelli sottili escluso il primo poco più spesso, e sovrasta la secondaria, di colore celeste, che si trova in basso a sinistra. Quest'ultima mostra un singolo anello, ed è grande la metà dell'altra.
1 Bootis: molto emozionante, a causa del fatto che la compagna, che si trova a destra, è un puntino microscopico se paragonata alla principale. I colori sono rispettivamente azzurro scuro e bianco. La compagna è abbastanza debole, e non troppo distante dall'altra.
Sigma Coronae Borealis: rispetto alla primaria gialla, la secondaria salmone è situata a sinistra, leggermente in alto, ed è poco più piccola. Le stelle sono abbastanza distanti.
90 Herculis: coppia abbastanza luminosa, con magnifici anelli. Ancora una volta la secondaria la troviamo in basso e poco a destra, ed è lievemente più piccola. Entrambe presentano un colore bianco.
95 Herculis: stupenda doppia, con componenti equilibrate come luminosità. Ottimo contrasto cromatico. Quella in basso a sinistra è  di colore ocra; quella in alto a destra, di colore bianco. Le due stelle non sono di difficile risoluzione.
Alpha Herculis: infine Rasalgethi, una stella doppia stupenda. La primaria appare gialla, e molto brillante. La secondaria celeste, e molto più piccola, posizionata in alto a destra. Tra loro non sono poi così lontane.

giovedì 28 maggio 2015

Tra l'astrofilo e l'astro non mettere l'atmosfera - 27/5/15

Come si sarà capito sono incappato in una serata storta, a causa della fortissima turbolenza atmosferica, che ha impedito quelle osservazioni che avevo in mente. Peccato perchè la serata prometteva molto, con un cielo cristallino. Comunque, ho osservato con l'MN 68, per lo più la Luna a 243x, ma l'immagine era molto tremolante, ed i dettagli fini erano visibili solo in alcuni rari momenti di relativa calma atmosferica. Tra le altre cose era anche un freddo cane, così ad una certa ora me ne sono tornato al calduccio senza pensarci troppo.

Venere: osservato a 152x. Il pianeta appariva davvero niveo. La fase è al 50% approssimativamente.
Giove: a 243x la visione era pessima, così sono subito passato oltre. Però ho notato un fatto strano: alle 21:30 circa tre satelliti erano a destra di Giove, uno invece era a sinistra (Callisto). A sinistra di Callisto però c'era un altro puntino di luce molto vicino: che cos'è? Controllando in seguito ho verificato che si tratta di una stella, di magnitudine 9,45.
Luna: iniziando dal cratere Anaxagoras, esso era in ombra per 2/3, e proiettava un'ombra così lunga da congiungersi alla zona in ombra della Luna. Accanto ad esso troviamo il più piccolo cratere Anaxagoras A. Sempre accanto è presente il cratere Goldschmidt, il quale proietta ombre aguzze sul bordo interno sinistro; al suo interno è subito evidente un piccolo cratere, ma guardando meglio adiacente ad esso c'è un altro piccolo cratere, inoltre si percepivano a tratti diversi altri craterini. Più giù c'è il cratere Epigenes, con ombre a sinistra, un promontorio al centro e bordi scoscesi a destra. Scendendo, dopo una serie di monti dalla superficie scabra troviamo Plato, che presenta un orlo destro fratturato, e pendii butterati; nel bordo interno a sinistra si può osservare un'ombra stretta e frastagliata, mentre i craterini interni sono visibili a tratti come macchiette confuse. I Montes Teneriffe sono composti da diversi monti, di cui uno ricorda l'impronta di un gabbiano sulla sabbia; un altro monte, in basso a destra, proietta un'ombra triangolare, che ricorda il cappello appuntito di uno stregone. Il colpo d'occhio sul Mare Imbrium è notevole, contorniato com'è dai Montes Appenninus, e con tanti crateri grandi e piccoli al suo interno, tra i quali Le Verrier ed Helicon (dimezzato dal terminatore), Lambert, Pytheas e Timocharis. Al limitare degli Appennini c'è Eratosthenes, tutto illuminato se non per un lembo a sinistra a forma di artiglio; al centro ci sono dei promontori disposti a triangolo, mentre tangente all'orlo destro del cratere c'è una lunga rupe verticale. Spostandoci lateralmente c'è una fitta fila di piccoli crateri, sembrano quasi formare una rima: sono relativi al cratere Stadius. Più in là ci sono i Montes Carpatus, che hanno un'incredibile forma a doppia "M" sovrapposta. Proprio lì in mezzo c'è il cratere Gay-Lussac, oltre ad un altro cratere più piccolo. La relativa Rima Gay-Lussac è visibile, ma solo con attenzione. Uno sguardo veloce al magnifico Copernicus, così deturparto dal seeing, mi ha fatto desistere da ulteriori osservazioni seleniche.
M13: depresso dal seeing scadente mi sono lanciato in improbabili esperimenti, considerando la presenza della Luna. Eppure, nonostante la Luna, il cielo, il telescopio di diametro non esagerato ho avuto una bella visione di questo ammasso globulare. Invece di forzare gli ingrandimenti l'ho osservato a 76x per esaltarne il contrasto rispetto al cielo, e sono rimasto soddisfatto. Evidente la forma dell'ammasso, che però rimaneva un po' nebuloso; osservandolo in visione distolta però ecco emergere molte stelline.
M57: non ho resistito ad osservare la Nebulosa Anello, e ai medesimi ingrandimenti la stuttura della nebulosa planetaria è palese, con l'anello più denso e grigio, e la parte interna più scura e rarefatta. Veramente un bell'oggetto, che non vedo l'ora di osservare di nuovo nelle migliori condizioni possibili.
Beta Cygni: dato che volevo osservare stelle doppie molto strette, ma ho subito desistito, a quel punto non potevo non gettare un'occhiata su questo gioiello spaziale, una stella doppia con un contrasto di colori e con una brillantezza delle due componenti eccellenti. Anche qui rimando l'osservazione a quando il Cigno sarà più alto ed a quando il seeing incastonerà quelle due gemme in cielo.

martedì 19 maggio 2015

Save 400 - 18/5/15

Alla fine ho toccato quota 400 oggetti del cielo profondo osservati: per me è una grande soddisfazione. Non tanto per il mero numero, quanto perchè è stata una lunga ed emozionante avventura, tra galassie, ammassi e nebulose. Ma questo viaggio non è ancora giunto al termine, ed ho ancora una gran voglia di esplorare i misteri del cosmo.

Ieri sera sono andato nuovamente ad osservare, nonostante un po' di stanchezza, che però ha avuto un effetto benefico, infatti mi sono rilassato molto, ed ero così tranquillo e sereno che mi sentivo in sintonia con la Terra e con il cielo trapunto di stelle. Il sito osservativo è a Montisi, tra i colli della Val d'Asso. Le condizioni climatiche erano particolarmente favorevoli: temperatura confortevole (15°c minima), umidità contenuta (79% massima), seeing davvero ottimo, e cielo limpido. L'uscita era motivata dal fatto che volevo dare il colpo di grazia alla costellazione della Vergine, e per fortuna ce l'ho fatta; in seguito ho esplorato il Drago ed Ercole. Ho osservato circa tre ore, e laddove non specificato ho usato 125x. Vediamo com'è andata.

PIANETI

Giove: osservato al crepuscolo, ed ho capito subito che l'atmosfera era molto calma. La STB, visibile come una linea sottile, era nettamente separata dal polo Sud. La SEB appariva leggermente ondulata. Tra le due bande equatoriali era visibile una piccola zona scura, un po' decentrata verso destra, che sicuramente era un festone. La NEB invece era maggiormente ondulata ed irregolare rispetto all'altra banda equatoriale. Nulla da segnalare sulla NTB, che si mostrava uniforme fino al polo Nord del pianeta. Ho potuto spingere fino a 312x.
Venere: ai medesimi ingrandimenti il pianeta si presenta di un bianco abbagliante, ma l'immagine è un po' agitata. La porzione visibile mi sembra diminuita rispetto all'ultima volta, sicuramente la fase è calante.
Saturno: osservato a fine serata a 312x. Con questo seeing è uno spettacolo mozzafiato. Sul disco si nota una banda ocra più chiara, nettamente distinta dal globo di colore marroncino. Gli Anelli A e B era separata da una Divisione di Cassini larga e contrastata. Sapendo dove guardare anche l'Anello C era visibile con facilità, e nelle anse interne degli anelli si mostrava delicato, etereo.

CIELO PROFONDO

NGC 4665: avevo un dubbio su questa galassia, così l'ho riosservata. Il buio non era giunto al suo massimo grado, ma si poteva comunque iniziare ad osservare. La galassia effettivamente è composta da una sezione allungata più evidente, ed ha un nucleo di forma ovale. In visione distolta si intravede un alone ellittico che la contornia, molto più debole.
NGC 4666: l'ultima volta questa galassia mi era sfuggita, invece stavolta l'ho beccata. É conosciuta come "Supervento", a causa dell'enorme flusso di gas che proietta nello spazio. All'oculare è molto affusolata, di medie dimensioni, e migliora molto in visione distolta. Debole luminosità, con un nucleo galattico appena più evidente e poco rialzato.
NGC 4753: galassia di forma ellittica, con media luminosità ed estensione. Si fa progressivamente più luminosa partendo dall'alone arrivando verso il nucleo. Ha un aspetto nebulare.
NGC 4546: piccola galassia ma di media luminosità. Sembra allungata, ed aumenta dimensioni in visione distolta, ma è comunque cortina. Il nucleo è più brillante. Ci sono due stelline a destra, di cui una al limite del visibile. Una curiosità è che si tratta di una galassia posta esattamente sulla linea dell'eclittica.
NGC 4697: galassia ellittica, che si allunga in visione distolta. Presenta luminosità ed estensione medio-alte. Nucleo più intenso.
NGC 4699: galassia sempre di forma ellittica. Medio-piccola, ma di buona luminosità, specialmente nel nucleo.
NGC 5634: a 312x possiamo osservare un ammasso globulare piccolo, ma relativamente luminoso. Purtroppo rimane nebuloso, un batuffolo grigio. In visione distolta però si intravedono alcune tra le tante stelline che lo compongono. Da l'impressione che sia ricco di stelle. A sinistra, poco in basso, è situata una stellina molto debole.
NGC 4125: dopo aver finalmente concluso la scorpacciata di galassie nella Vergine, che ha richiesto ben tre uscite, è giunta l'ora di spostarsi nel Drago. La prima galassia che troviamo è medio-piccola, di media brillantezza. Il nucleo è più luminoso. Ha una forma allungata.
NGC 4236: galassia molto estesa, ma anche molto tenue, tanto che è quasi invisibile. É affusolata, ma allo stesso tempo ha anche un certo spessore.
M102: una bella galassia, di media estensione ed abbastanza luminosa, conosciuta come "Galassia Fuso". Ha una forma allungata, ma il bulbo galattico è prominente al centro. Appare progressivamente più brillante dall'alone verso il nucleo. Ci sono due stelline in basso, una a destra ed una a sinistra.
NGC 5907: eccezionale galassia, davvero affusolatissima, sottilissima e lunghissima. Non a caso è soprannominata "Scheggia". Ha un'ampia estensione, ma scarsa luminosità. Il nucleo è appena più rigonfiato e poco più intenso. In visione distolta la galassia pare accendersi.
NGC 5879: galassia di forma ellittica, di medio-piccole dimensioni e di medio-bassa luminosità. Nucleo più luminoso.
NGC 5981: queste tre galassie sono conosciute come "Trio del Drago". La prima mi ha dato una bella soddisfazione personale, infatti all'inizio non si scorgeva ma poi mi ci sono messo d'impegno ed alla fine è saltata fuori. Il fatto è che è debolissima.  Si trova in alto a sinistra rispetto ad una stellina ben visibile. Ha dimensioni scarse, e si mostra allungata e sottile. Molto meglio in visione distolta.
NGC 5982: la seconda galassia del trio, quella posizionata in mezzo, ha una media luminosità ma piccole dimensioni, oltre che una forma ellittica. Il nucleo è più brillante.
NGC 5985: la terza galassia del trio ha una forma ellittica e dimensioni medio-grandi, però è tenue, con una luminosità uniforme. Le ho osservate tutte a 156x.
NGC 6340: galassia di medie dimensioni ma di scarsa luminosità. Presenta una forma circolare, ma dai bordi confusi. Il nucleo è poco più brillante.
NGC 6503: a 156x si mostra come una galassia di media luminosità e dimensione. É allungata, ma anche abbastanza spessa, soprattutto al centro. In alto a destra c'è una stellina che in visione diretta sembra una galassia.
NGC 6543: questa bella nebulosa planetaria, già riosservata in passato, si chiama "Occhio di gatto", e l'ho osservata a 312x. Ha una tonalità celestina. La forma a prima vista pare ovale, ma osservando meglio si può notare che in realtà assomiglia ad una goccia. Presenta delle medie dimensioni. Una tenue nebulosità pare avvolgerla.
NGC 6229: il primo ammasso globulare osservato in Ercole, a 312x. Ha una buona luminosità, peccato che permane nebuloso. In visione distolta acquista un aspetto granuloso, si intuiscono delle stelline.
M92: stupendo ammasso globulare, con un alone ampio e disperso totalmente risolto in stelle. Il nucleo è molto compatto e denso, e non si riesce a risolvere del tutto. In visione distolta appaiono il doppio di stelle, ed il nucleo si illumina. 312x.
M13: enorme ammasso globulare, occupa mezzo campo dell'oculare, e le stelle dei suoi bracci arrivano fino ai margini. Questi filamenti di stelle che si dipartono dal nucleo presentano un motivo a pale d'elica. Il nucleo consta di tante stelle, già visibili in visione diretta. In proposito c'è uno strano effetto: in diretta non sembra molto denso, ma in distolta diventa ricchissimo, e non si riesce a risolvere in stelle completamente. 312x.
NGC 6207: galassia medio-piccola, di media luminosità. Ha una forma allungata, ma sempre più spessa procedendo verso il centro.
NGC 6181: galassia abbastanza affusolata, piccola e debole. Una stellina si trova in alto a destra.
NGC 6210: tale nebulosa planetaria è denominata "Tartaruga". A 312x ha un color acquamarina, e medie dimensioni. Forma circolare. Visibile meglio in visione distolta.
IC 4593: questa nebulosa planetaria invece è chiamata "Pisello dall'occhio bianco". Come oggetto è molto difficile da trovare, a causa del fatto che presenta dimensioni così ridotte che è molto simile ad una stella, e solo a 312x si rivela per la sua vera natura, anche se rimane poco più grande di una stella. Per rintracciarla ho dovuto operare una messa a fuoco molto accurata e programmare un salto stellare preciso. Il colore effettivamente è bianco. Ha un nucleo puntiforme stellare, e l'alone è compatto, ravvicinato al nucleo, e quasi di pari luminosità.