Visualizzazione post con etichetta Luna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Luna. Mostra tutti i post

giovedì 18 luglio 2019

Eclissi parziale di Luna da Piazzale Michelangelo a Firenze - 16/07/19

In occasione dell'eclissi parziale di Luna ho deciso di andare a Firenze per trascorrere la serata insieme al mio amico astrofilo Roberto Mugnaini, dalla splendida cornice di Piazzale Michelangelo. Da qui si può vedere tutta Firenze, da Ponte Vecchio alla cupola del Brunelleschi: è un panorama mozzafiato.


Sono arrivato sul posto con un po' di anticipo, soprattutto per riuscire a trovare parcheggio e poi, in attesa del sorgere della Luna, me la sono presa comoda, godendo insieme a mia moglie di un tramonto indescrivibile a parole, che solo una fotografia può raccontare. Ad assistere c'erano centinaia di persone, ennesima dimostrazione dell'irresistibile arcana attrazione che noi uomini proviamo sin dall'antichità nei confronti del Sole e della Luna.


Verso le 21 ho iniziato a montare l'Intes-Micro MN 68 e fin da subito, vedendo quello strano tubo, le persone hanno iniziato ad avvicinarsi. Dopo un po' ci ha finalmente raggiunto Roberto, con un fantastico Celestron C8 HD ed essendo ormai sorta la Luna abbiamo iniziato l'osservazione dell'eclissi.


Devo ammettere che non sono tanto avvezzo a questo tipo di serate, per mia sfortuna ho un animo piuttosto solitario. Però sono esperienze che ti trasmettono grandi emozioni, perchè quando vedi tante persone di varia nazionalità in fila per assistere allo spettacolo offerto dalla natura, quando vedi lo stupore e la felicità nel loro sguardo dopo aver osservato all'oculare, ti emozioni anche tu e capisci che l'astronomia è una passione che ci unisce tutti senza distinzioni, è una scienza che ha sempre affascinato l'uomo fin dai primordi. Il desiderio dell'uomo di guardare le stelle travalica lo spazio ed il tempo ed è connaturato al suo stesso essere.


L'eclissi, che ha raggiunto il suo apice alle 23:30, non ha certo deluso e l'ombra terrestre ha oscurato di molto la superficie lunare, lasciando scoperta soltanto una falce con le punte rivolte verso l'alto. Ho osservato la Luna a 64x, in modo da godere di una visione ampia e ariosa. Dopo aver mostrato i pianeti visibili ad occhio nudo i presenti ci hanno praticamente costretto a puntare anche Giove e Saturno, osservati a 243x: purtroppo il piazzale asfaltato anche dopo il tramonto del Sole era bollente e rilasciava ondate di calore ascensionale, le quali non hanno consentito nè a me nè a Roberto di effettuare osservazioni nitide, tuttavia non sono mancati momenti di minore turbolenza ed i dettagli principali dei pianeti erano comunque visibili. Grandi emozioni hanno suscitato gli anelli di Saturno e i satelliti galileiani di Giove.  Abbiamo anche osservato alcune stelle doppie, tra cui non poteva mancare Albireo quasi allo zenit, ma anche Izar, al contrario poco sopra l'orizzonte. I presenti poi hanno fatto a gara per riuscire a scorgere ad occhio nudo Alcor e hanno ascoltato con grande curiosità spiegazioni riguardanti la Luna e più in generale la volta stellata. Grande meraviglia ha suscitato il doppio passaggio della ISS nel corso della serata. Le persone continuavano ad arrivare e poi ti accorgi che è già l'una e mezzo di notte! A quel punto, mezzi congelati a dire il vero, rimettiamo i telescopi, io e Roberto ci salutiamo con un amichevole abbraccio, e si riparte verso casa.

lunedì 10 giugno 2019

Osservazioni dal balcone (pt.1) - 09/06/19

Anche se ultimamente sono stato un po' pigro e non ho scritto molto, in realtà ci sono state alcune novità, prima fra tutte la nuova strumentazione per osservazioni dal balcone della mia abitazione. Vi racconto la serata osservativa di ieri, non tanto per le osservazioni condotte nè per gli appunti presi, tutto sommato modesti, quanto per il seeing eccelso che mi ha rassicurato moltissimo sulle scelte fatte.
Per osservare ho utilizzato il mio nuovo piccolo gioiellino, un Maksutov-Cassegrain  Bresser 127/1900 f/15, montato su di una montatura altazimutale Sky-Watcher AZ4. In attesa che mi arrivi il Baader Morpheus da 9 mm e 76° che ho ordinato, come oculare mi sono dovuto accontentare di un TS Super Plossl 9 mm 52°: in confronto è come guardare dal buco della serratura, tuttavia la qualità ottica è più che buona. Quando non diversamente specificato ho usato tale oculare, che fornisce quello che ritengo un ingrandimento massimo ottimale per il telescopio, ovvero 211x. Nelle descrizioni considerate l'inversione orizzontale dell'immagine.
La serata era torrida ed il seeing era qualificabile nel livello 8 della scala di Pickering B, con una percezione di dettagli fini che in alcuni momenti era fantastica.
La regina della serata è stata senza dubbio la Luna, a cui ho dedicato la maggior parte del tempo. Anzi, direi che mi sono completamente perso tra i suoi mari, monti e crateri, relegando l'approccio più scientifico soltanto alla parte finale dell'osservazione. 
Quindi ho descritto le mie impressioni limitatamente ad un numero esiguo di formazioni lunari, cominciando da Aristoteles. Sebbene abbia una preferenza per Platone, in filosofia come sulla Luna, devo ammettere che il cratere in questione è notevole. La prima cosa che colpisce lo sguardo sono i versanti esterni del cratere, scoscesi con un motivo a raggiera. Adagiati sul bordo superiore giaciono due piccoli crateri, mentre continuando sul bordo a destra troviamo una notevole frattura del suolo. All'interno sono visibili tre craterini disposti a triangolo. La parte sinistra del cratere è in ombra, ma emerge un picco isolato. Impressionanti i terrazzamenti interni al cratere, nella parte destra. Spostandoci a destra, ancora oltre il cratere Egede, c`è una grande area costellata di piccoli monti e crateri: il terminatore creava un gioco di luci incredibile, sembrava di sorvolare un fitto boschetto di alberi.
Mare Serenitatis.  L'inizio è stato sconfortante, perchè non sono riuscito ad osservare la Rima Calippus, evidentemente al di là delle possibilità offerte dal telescopio. Ma da qui in poi è stato un vero spettacolo. Ho registrato i craterini visibili e posso affermare con certezza di essere riuscito ad osservare quelli del seguente elenco: Linne F, B, D e A (quest'ultimo si vedeva chiaramente ma a tratti, in dipendenza delle fluttuazioni del seeing). Luther, Posidonius N, Bessel D e H, Sarabhai, Deseilligny, Bessel, Bobillier, Sulpicius Gallus. Considerate che alcuni di questi crateri sono catalogati da Virtual Moon Atlas come alla portata di un telescopio riflettore di almeno 200 mm. Ma non finisce qui, pensate che non tanto come crateri definiti bensì come semplici variazioni di albedo superficiali di forma circolare, collocati sopra le ultime due formazioni citate, si vedevano distintamente anche Bessel F e G: vengono dichiarati alla portata di un riflettore di 500 mm di diametro! Bisogna anche menzionare il sistema di dorsali che attraversano tutto il mare, davvero imponenti.
Rima Ariadaeus. È un lunghissimo solco sulla superficie selenica, quasi interminabile. Inizia dal cratere Ariadaeus da cui prende il nome e termina in prossimità della Rima Hyginus, ben visibile proprio in prossimità del terminatore. In realtà le due rime sono collegate da un solco di raccordo, che però non risultava visibile all'oculare.
Maurolycus. Si tratta di un cratere magnifico, ricco di dettagli. Nella parte interna erano visibili i principali craterini, cioè M, J, L e N. Al centro di tutto un monte, per metà illuminato. La parte sudoccidentale del cratere rimaneva nascosta sotto una cortina d'ombra, che aveva una curiosa forma a fagiolo. Molto contrastato il cratere A sul bordo inferiore. Il dettaglio più soddisfacente che era possibile discernere è stata la finissima superficie butterata di micro crateri che si trova in prossimità del cratere N.
Epsilon Bootis (Izar): attualmente sono in attesa anche di un cercatore ottico angolato che mi permetta di portare l'osservazione di stelle doppie ad un altro livello. Fortunatamente fra le stelle visibili ad occhio nudo vi sono dei veri gioielli, tra cui la "pulcherrima". A 211x restituiva una magnifica immagine. La principale mostrava un bel colore giallo leggermente aranciato, mentre la secondaria, di dimensioni circa quattro volte minore, aveva un colore celeste ghiaccio. Un contrasto di colori molto vivido. Questo telescopio, causa la sua pronunciata ostruzione, crea immagini stellari con almeno due cerchi di diffrazione, a seconda delle condizioni del seeing. Qui la compagna giaceva sul secondo anello di diffrazione della primaria, mentre il tenue anellino della secondaria era tangente al primo anello. Quando si creano queste condizioni di prossimità tra componenti l'osservazione ne guadagna molto in termini di spettacolarità. Per chi è interessato ho postato un disegno nell'apposita sezione del blog.
Zeta Ursae Majoris (Mizar) e 80 Ursae Majoris (Alcor). Chiude la serata un'osservazione a 100x del sistema triplo in questione. Gli ingrandimenti sono sufficienti a risolvere Mizar e permettono di abbracciare in un fazzoletto nero di cielo non solo Alcor, ma anche diverse altre stelle, garantendo immersività e sereno appagamento all'occhio e allo spirito.

sabato 28 luglio 2018

Eclisse lunare del XXI secolo - 27/07/2018


Panasonic Lumix DMC-TZ80 - Effetto bagliore

Questo era uno di quegli eventi astronomici che non potevo assolutamente perdere: si trattava nientemeno che dell'eclisse lunare più lunga del nostro secolo. È davvero impressionante riflettere sul fatto che per quando si verificherà nuovamente una eclisse di durata paragonabile tutti gli esseri attualmente viventi sul pianeta saranno morti.

Le condizioni meterologiche erano incerte, in quanto nel pomeriggio ci sono stati molti rannuvolamenti ma fortunatamente in serata un vento teso ha spazzato via ogni incertezza, ripulendo il cielo. Non ha costituito invece nota altrettanto positiva la qualità atmosferica: il seeing dopo il tramonto era davvero terribile e con il progredire della serata è andato di poco migliorando, attestandosi infine su di un livello 6 della scala Pickering A.

Il sito osservativo era a Foiano della Chiana, in campagna. Si stava divinamente, sia come temperatura che come umidità; il frinire dei grilli faceva il resto. La cosa più gradevole tuttavia è stata la compagnia in quanto l'evento ha attirato una decina di amici: uno dei fattori che spesso e volentieri rattrista l'astrofilo è proprio la solitudine, ovvero il godere delle meraviglie del cielo senza poter trasmetterne la bellezza agli altri. Da questo angolo visuale sono stato entusiasta di aver trascorso questo momento con molti amici e soprattutto con Adina, che da poco è diventata mia moglie e che come al solito mi ha aiutato non poco con i preparativi. C'era anche la mia canina Trilly, che, come si può vedere in foto, si godeva la frescura dell'erba.

La strumentazione utilizzata comprendeva il Maksutov-Newton Intes-Micro MN 68 e il piccolo rifrattore Sky -Watcher Startravel, oltre che ad una fotocamera Panasonic Lumix DMC-TZ80.


Come di consueto ho voluto esagerare: perchè accontentarsi di osservare la Luna quando si può tentare di osservare tutti i pianeti del sistema solare in una sola notte? Ovviamente i piani non sono andati come sperato poichè l'elongazione di Mercurio dal Sole è davvero esigua, senza considerare che un boschetto mi ostruiva la vista. Quindi l'impresa è fallita in partenza.

A quel punto abbiamo iniziato a scorgere il cielo ad ovest nella speranza di avvistare Venere, impresa più che ardua nella tarda luce diurna. L'Adina con la sua vista da aquila lo individuava e lo riperdeva a tratti; inutile dire che io ho iniziato a vederlo dopo una buona mezz'oretta. Osservandolo al telescopio il pianeta mostrava una superficie illuminata corrispondente a circa il 60% del totale, con la restante parte in ombra. Nessun altro dettaglio era osservabile.

La Luna invece è sorta sul finire del crepuscolo. La vista è stata strabiliante perchè l'eclisse era già in corso ed il cono d'ombra proiettato dalla Terra stava già occultando il nostro satellite.


Da qui in poi è stato un crescendo di emozioni, con l'alternarsi delle diverse fasi dell'eclissi. Dapprima l'ombra terrestre era molto netta e definita, ma tanto più essa ricopriva la superficie selenica, quanto più scemava d'intensità. 


Quando infine l'eclissi ha raggiunto il suo apice la Luna si è tinta completamente di rosso: dinnanzi ad un prodigio di questo genere l'appellativo di "Luna di sangue" è particolarmente appropriato. Si tratta di un fenomeno complesso, dovuto soprattutto al fatto che l'atmosfera terrestre agisce in modo differente sulle diverse lunghezza d'onda della luce solare. Limitando il discorso allo spettro della luce visibile al nostro occhio bisogna infatti notare che le lunghezze d'onda maggiori, tra cui il rosso, vengono diffuse dall'atmosfera terrestre in misura molto minore rispetto alle lunghezze d'onda minori, tra cui il blu. Questo peraltro è il motivo per cui il cielo ci appare di colore azzurro. La conseguenza è che, pur essendo occultata dall'ombra della Terra, la Luna riesce lo stesso a ricevere le lunghezze d'onda di colore rosso emesse dal Sole, che per così dire "scivolano" attraverso l'atmosfera terrestre, senza esserne deviate. Ciò risulta possibile anche grazie alla rifrazione che le suddette lunghezze d'onda subiscono nell'attraversare l'atmosfera terrestre.

Panasonic Lumix DMC-TZ80- Immagine originale non ritoccata

Quasi a mo' di allegoria di tutte le cose terrene, che nascono e muoiono, anche l'eclissi ha avuto un inizio ed una fine. Dopo aver raggiunto il suo culmine infatti la Luna ha deciso di spostarsi dall'ombra dell'orbe terracqueo e di rifulgere nuovamente lassù in cielo, sussurrando ancora una volta ai nostri cuori.




Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto.
William Shakespeare
 
Sky-Watcher Startravel e Samsung A5 - Fotografia in proiezione afocale

La serata osservativa non si è esaurita nell'osservazione lunare. La straordinaria lunghezza dell'eclissi ha lasciato tempo sufficiente per osservare i vari pianeti.

Ripercorrendo a ritroso il piano dell'eclittica, dopo aver osservato Venere è stata la volta di Giove. Il gigante gassoso era al centro della danza dei satelliti galileiani, tutti e quattro visibili. Osservandolo alle 22 si notava un festone tra le due bande equatoriali. Invece verso mezzanotte aveva fatto capolino anche la Grande Macchia Rossa, che in quest'ultimo periodo si staglia in maniera abbastanza nitida e contrastata rispetto al pianeta.

Proseguendo verso est non si può non imbattersi su Saturno, anch'egli circondato da vari satelliti, tra i quali spicca senz'altro Titano. La visione è mozzafiato come al solito, soprattutto in questo periodo in cui gli anelli sono estremamente inclinati, tanto che il pianeta sembra in procinto di sfilarsi dagli stessi. La Divisione di Cassini era stagliata con chiarezza tra gli anelli. Sulla superficie planetaria erano apprezzabili delle sfumature di tonalità.

La grande attesa tuttavia era per Marte. Le condizioni osservative del pianeta rosso non potrebbero essere le migliori, in quanto si trova all'opposizione rispetto al Sole, quindi risulta osservabile di notte e alla minore distanza possibile rispetto alla Terra. Ho resistito strenuamente alle insistenze di osservarlo anzitempo, in quanto so per esperienza che si tratta di un'osservazione tutt'altro che semplice. Il seeing mediocre ha confermato i miei sospetti una volta all'oculare: si osservava null'altro che una enorme palla rossastra indistinta. Dando un altro po' di tempo al pianeta di alzarsi sull'orizzonte ed utilizzando anche un filtro neutro con trasmissività del 25% comunque ho avuto il piacere di osservare, collocata in alto a sinistra sul disco, la calotta polare marziana. Deboli chiaroscuri erano visibili sulla superficie del pianeta. La suggestione maggiore era comunque determinata dal vedere la Luna e Marte in congiunzione e con la medesima tonalità di colore.


Abbiamo osservato anche una carrellata di stelle doppie. Mizar e Alcor, Cor Caroli, Albireo e la bellissima Izar: una stella doppia non facile perchè anche a forti ingrandimenti le due stelle rimangono addossate l'una sull'altra. La componente principale è circa di dimensioni doppie rispetto all'altra e possiede un colore giallo; la componente secondaria invece mostra un colore azzurro.

giovedì 28 maggio 2015

Tra l'astrofilo e l'astro non mettere l'atmosfera - 27/5/15

Come si sarà capito sono incappato in una serata storta, a causa della fortissima turbolenza atmosferica, che ha impedito quelle osservazioni che avevo in mente. Peccato perchè la serata prometteva molto, con un cielo cristallino. Comunque, ho osservato con l'MN 68, per lo più la Luna a 243x, ma l'immagine era molto tremolante, ed i dettagli fini erano visibili solo in alcuni rari momenti di relativa calma atmosferica. Tra le altre cose era anche un freddo cane, così ad una certa ora me ne sono tornato al calduccio senza pensarci troppo.

Venere: osservato a 152x. Il pianeta appariva davvero niveo. La fase è al 50% approssimativamente.
Giove: a 243x la visione era pessima, così sono subito passato oltre. Però ho notato un fatto strano: alle 21:30 circa tre satelliti erano a destra di Giove, uno invece era a sinistra (Callisto). A sinistra di Callisto però c'era un altro puntino di luce molto vicino: che cos'è? Controllando in seguito ho verificato che si tratta di una stella, di magnitudine 9,45.
Luna: iniziando dal cratere Anaxagoras, esso era in ombra per 2/3, e proiettava un'ombra così lunga da congiungersi alla zona in ombra della Luna. Accanto ad esso troviamo il più piccolo cratere Anaxagoras A. Sempre accanto è presente il cratere Goldschmidt, il quale proietta ombre aguzze sul bordo interno sinistro; al suo interno è subito evidente un piccolo cratere, ma guardando meglio adiacente ad esso c'è un altro piccolo cratere, inoltre si percepivano a tratti diversi altri craterini. Più giù c'è il cratere Epigenes, con ombre a sinistra, un promontorio al centro e bordi scoscesi a destra. Scendendo, dopo una serie di monti dalla superficie scabra troviamo Plato, che presenta un orlo destro fratturato, e pendii butterati; nel bordo interno a sinistra si può osservare un'ombra stretta e frastagliata, mentre i craterini interni sono visibili a tratti come macchiette confuse. I Montes Teneriffe sono composti da diversi monti, di cui uno ricorda l'impronta di un gabbiano sulla sabbia; un altro monte, in basso a destra, proietta un'ombra triangolare, che ricorda il cappello appuntito di uno stregone. Il colpo d'occhio sul Mare Imbrium è notevole, contorniato com'è dai Montes Appenninus, e con tanti crateri grandi e piccoli al suo interno, tra i quali Le Verrier ed Helicon (dimezzato dal terminatore), Lambert, Pytheas e Timocharis. Al limitare degli Appennini c'è Eratosthenes, tutto illuminato se non per un lembo a sinistra a forma di artiglio; al centro ci sono dei promontori disposti a triangolo, mentre tangente all'orlo destro del cratere c'è una lunga rupe verticale. Spostandoci lateralmente c'è una fitta fila di piccoli crateri, sembrano quasi formare una rima: sono relativi al cratere Stadius. Più in là ci sono i Montes Carpatus, che hanno un'incredibile forma a doppia "M" sovrapposta. Proprio lì in mezzo c'è il cratere Gay-Lussac, oltre ad un altro cratere più piccolo. La relativa Rima Gay-Lussac è visibile, ma solo con attenzione. Uno sguardo veloce al magnifico Copernicus, così deturparto dal seeing, mi ha fatto desistere da ulteriori osservazioni seleniche.
M13: depresso dal seeing scadente mi sono lanciato in improbabili esperimenti, considerando la presenza della Luna. Eppure, nonostante la Luna, il cielo, il telescopio di diametro non esagerato ho avuto una bella visione di questo ammasso globulare. Invece di forzare gli ingrandimenti l'ho osservato a 76x per esaltarne il contrasto rispetto al cielo, e sono rimasto soddisfatto. Evidente la forma dell'ammasso, che però rimaneva un po' nebuloso; osservandolo in visione distolta però ecco emergere molte stelline.
M57: non ho resistito ad osservare la Nebulosa Anello, e ai medesimi ingrandimenti la stuttura della nebulosa planetaria è palese, con l'anello più denso e grigio, e la parte interna più scura e rarefatta. Veramente un bell'oggetto, che non vedo l'ora di osservare di nuovo nelle migliori condizioni possibili.
Beta Cygni: dato che volevo osservare stelle doppie molto strette, ma ho subito desistito, a quel punto non potevo non gettare un'occhiata su questo gioiello spaziale, una stella doppia con un contrasto di colori e con una brillantezza delle due componenti eccellenti. Anche qui rimando l'osservazione a quando il Cigno sarà più alto ed a quando il seeing incastonerà quelle due gemme in cielo.

venerdì 24 aprile 2015

Un piccolo passo per un uomo, un grande passo per l'umanità - 24/4/15

Stasera in fretta e furia ho tirato fuori l'MN 68, e senza un programma preciso mi sono messo ad osservare la Luna. Inoltre ho anche osservato Giove ed alcune stelle doppie. Il cielo era sereno, tuttavia c'era una forte umidità (88%, ma continuava a salire rapidamente) ed il seeing non era ai massimi livelli, direi tra 6 e 8 della scala Pickering A, a seconda dei momenti. Ho osservato dalle 21:30 alle 23:30 circa.

Iniziamo dalla Luna. Anche se non era molto alta in cielo, ho condotto ottime osservazioni. Non sono un esperto del suolo selenico, mi sono più lasciato guidare dall'emozione di quelle lande così vicine e così lontane. Le osservazioni sono state condotte principalmente a 243x, ma in alcuni casi anche a 304x.

Mare Nectaris: all'interno di questo mare un cratere spicca sugli altri, Rosse. Si possono osservare decine e decine di microscopici crateri, diffusi per tutto il mare, soprattutto nella parte inferiore. In basso a sinistra ci sono due crateri semi-sepolti. In alto a destra invece troviamo un grosso cratere, Fracastorius, che ricorda una baia costiera, con diversi craterini all'interno.
Catharina: al suo interno giace un altro grosso cratere, in basso a destra, al cui interno ci sono miriadi di craterini. I rilievi in alto proiettano ombre aguzze e lunghe. A destra c'è un altro cratere più piccolo.
Cyrillus: contiene due promontori al centro, di cui uno proietta un'ombra a forma di corona. Sopra ad essi è visibile una rima, che sembra curvare e continuare poi a destra. Un cratere a forma di goccia è posizionato a destra.
Theophilus: il cratere appare per un quarto oscurato dalle ombre. Al centro c'è un promontorio, che da la sensazione di essere alto, e le sue pendici sono sfrangiate.
Rimae Hypatia: si tratta di una serie di solchi notevoli. La rima principale è molto lunga, e ad un certo punto trasla di netto, come se ci fosse una frattura improvvisa. In basso a sinistra c'è un'altra rima più corta. Osservando l'area in questione mi sono emozionato perchè lì nei pressi atterrò l'Apollo 11, e Neil Armstrong poggiò per la prima volta un piede umano sul nostro satellite, pronunciando una frase così sintetica ma profonda che non verrà mai dimenticata.
Mare Tranquillitatis: dando una veloce occhiata a questo mare non si possono non notare tutte le ondulazioni su di esso presenti, che si intersecano e si sovrappongono le une sulle altre.
Plinius: era avvolto quasi del tutto nell'ombra. Solo il promontorio al centro era illuminato sull'estrema vetta. I bordi del cratere appaiono molto scoscesi.
Rimae Plinius: ecco un altro insieme di rime, di cui la più evidente è quella posta subito sotto al cratere precedente, in posizione orizzontale. Ma se ne possono notare delle altre, sotto ad essa.
Mare Serenitatis: in questo mare è situata una stupenda striscia di crateri, quelli principali sono sei, che ha un andamento serpentiforme; questi crateri sono molto rialzati rispetto alla pianura lavica circostante, e proiettano ombre lunghissime. In alto sul mare ci sono delle creste, si tratta della Dorsa Smirnov, che riprendono il viavai ondulato dei crateri.
Posidonius: un cratere illuminato maggiormente, al cui interno è collocato un altro cratere, oltre a vari craterini. C'è anche tutto un sistema di rime.

Per quanto riguarda Giove ho avuto una riconferma delle grandi prestazioni planetarie che questo telescopio riesce ad offrire. Se solo riuscissi ad incrociare una serata di calma atmosferica sono sicuro che potrei ottenere ancora di più, ma non mi lamento! La banda temperata meridionale si presentava come una linea sottile e netta, e poi, separata, iniziava la zona che porta fino al polo Sud del pianeta. La banda equatoriale meridionale mostrava diverse ondulazioni, soprattutto nella sua parte inferiore. Nella zona tra la SEB e la NEB, un po' spostato a sinistra c'era qualcosa, non so cosa ma qualcosa c'era: osservado sempre tra i 243x e i 304x si notava una specie di piccolo puntino nero, debolmente visibile in modo sfuocato. La banda equatoriale settentrionale non mostra particolari dettagli, si notano solamente le sue forti ondulazioni superficiali. Per quanto riguarda la banda temperata settentrionale appare come una cupola di color mattone, uniforme se non per una sottile striscia bianca, visibile con difficoltà al suo interno a sinistra. I tre satelliti galileiani a sinistra appaiono come dischetti, specialmente Ganimede.

Infine ho setacciato la costellazione del Drago, osservando alcune stelle doppie. Avevo scelto bersagli ambiziosi, ma ho dovuto fare i conti con il seeing, che si faceva sentire su queste stelle non tanto alte rispetto all'orizzonte. Ciononostante qualche risultato è venuto fuori lo stesso!

20 Draconis: una stella doppia bilanciata, ma veramente strettissima! La separazione è di soli 0,9". Nonostante il seeing non fosse ideale a 486x sono riuscito a sdoppiarla con sicurezza. Tuttavia la visione è confusa, anche a causa del fatto che le due stelle sono molto piccole, in quanto di magnitudine intorno alla settima. Le stelle sono veramente molto vicine tra loro, ma paiono divise da un sottilissimo capello. Non saprei dire quale era la primaria e quale la secondaria. Mi limito a dire che una di esse era posizionata in alto a destra rispetto all'altra; quest'ultima era di colore rosso scuro, mentre quella in basso a sinistra bianca. Il telescopio si sta dimostrando molto valido in questo genere di osservazioni, riuscendo a separare stelle a ridosso del suo potere risolutivo di 0,8", nonostante un seeing non idilliaco. Non c'è bisogno di specificare quanto sono contento!
Epsilon Draconis: a 304x viene facilmente sdoppiata. La stella principale presenta un colore giallo. La compagna si trova a destra, leggerissimamente in basso, ed è molto più piccola e di colore bianco.
39 Draconis: questo è un sistema multiplo di stelle. La coppia AB si riesce a separare senza problemi a 304x. La secondaria si trova in basso a destra rispetto alla primaria, ed è molto più piccola di quest'ultima. Quasi allineata a queste due stelle, in lontananza si trova un'altra stella, probabilmente la componente C.
Mu Draconis: una stella doppia stupenda. Le due stelle sono vicine ma nettamente separate, appaiono molto simili non solo per dimensioni, entrambe piccole, ma anche per il loro niveo candore. 304x.
17 Draconis: ad i medesimi ingrandimenti possiamo notare tre stelle nel campo nell'oculare. La coppia è chiaramente separata: rispetto alla primaria la compagna si trova in alto a destra, ed è poco più piccola. La terza stella si trova a sinistra, un po' in alto, ben lontana dalle precedenti.

venerdì 20 marzo 2015

Eclisse dell'Equinozio - 20/3/15

Oggi cade l'equinozio di primavera, ma cosa ancora più importante c'è stata una meravigliosa eclisse parziale di Sole. Non potevo assolutamente lasciarmi sfuggire l'occasione e mi sono attrezzato al meglio per l'osservazione. Dico subito che sono stato molto fortunato perchè il tempo era magnifico e l'atmosfera era calmissima, il che come vedremo, mi ha permesso di osservare nel migliore dei modi possibili la nostra stella. Ho deciso di godermi l'eclisse con un mio amico astrofilo di Foiano, Roberto, ed abbiamo passato una mattinata molto piacevole, tutta chiacchiere tra astrofili e splendide osservazioni. Inoltre c'era anche la mia ragazza, l'Adina: non so cosa farei senza di lei, che mi aiuta e controlla che io, preso dalla foga, non combini qualche casino dei miei. Il luogo di osservazione era in un bel prato a casa di Roberto.


Per osservare il Sole ho utilizzato: il mio Intes-Micro MN 68 152/1216 con un filtro in Astrosolar a piena apertura; il mio binocolo Breaker 7x35 con filtri in Astrosolar; occhialini di cartone autocostruiti, sempre usando l'Astrosolar. Roberto invece aveva uno Sky-Watcher 80/600, schermato con l'Astrosolar, con il quale si è dedicato all'astrofotografia, e con cui alla fine ha anche osservato. Finalmente ho avuto l'occasione di testare il cercatore a foro stenopeico che avevo realizzato, e sono stato contentissimo nel constatare che è precisissimo: quando il puntino di luce, peraltro molto evidente, era al centro dello schermino apposito allora il Sole era anche centrato nell'oculare. Per chiudere l'argomento, ho usato anche un filtro neutro ND 0,6 il quale ha scurito l'immagine quel tanto in più che bastava, in modo da poter leggere bene i dettagli senza rimanere accecati.


Parlando dell'osservazione in se è stata davvero un'emozione vedere, al telescopio, l'inizio dell'eclisse, con la Luna che si profilava sempre più sul disco solare. Quando la Luna ha iniziato ad avanzare si è reso evidente che il bordo lunare non era liscio, bensì ondulato a causa dei crateri sulla sua superficie; ciò contribuiva non poco alla spettacolarità della visione. Assemblare un telescopio così fisicamente è impegnativo, si tratta di un bestione pesante su una montatura massiccia, quindi durante il progredire dell'eclisse ho cercato di godermi anche il Sole in sè, non potendo ripetere questa osservazione in maniera rapida ed indolore. Quando ho iniziato a concentrarmi sul disco solare ho capito che c'era un seeing fantastico. Per prima cosa si notava la granulazione sulla fotosfera, ma non era un dettaglio difficile da osservare, anzi era molto netta e si presentava a bassi ingrandimenti come una coltre di polvere finissima e fittissima sulla superficie del Sole. Io non avevo mai osservato prima la granulazione, e sono rimasto estasiato da questa visione. Questa miriade di micro-granuli dava proprio la sensazione di osservare una foto in una rivista del Sole in luce bianca. Poi ho iniziato a concentrarmi sull'unica macchia solare degna di nota visibile. Non potevo credere ai miei occhi, l'immagine presentava un dettaglio incredibile: l'ombra della macchia era frastagliata e si vedeva la più piccola insenatura; la penombra era invece tutta sfrangiata; in basso a destra rispetto alla macchia c'era un poro. Ma ci torneremo, infatti in seguito l'ho riosservata ad alti ingrandimenti. A proposito degli ingrandimenti ho variato dai 60x ai 240x circa. Alle ore 10:10 la macchia solare in questione era quasi stata coperta dalla Luna, macchia che poi è stata del tutto occultata alle 10:15. A destra della macchia era visibile una facola, e c'era anche un piccolo poro. In proposito le facole si stagliavano nettamente sulla fotosfera: ce n'erano vari gruppi, per esempio erano presenti a destra ed in alto a sinistra; avevano un aspetto che ricordava quello delle smagliature sulla pelle. Verso le 10:27 c'è stato il massimo dell'eclisse, ed osservando all'oculare si percepiva senza difficoltà: il Sole era veramente molto coperto! Dopo un po', alle 10:50 una piccola macchia solare è emersa a sinistra della Luna; sicuramente in precedenza non l'avevo notata a causa delle sue dimensioni. Ieri era presente anche un'altra macchia solare, posizionata in alto a sinistra; oggi era sparita ma si poteva notare ciò che ne rimaneva, aguzzando la vista. Alle 11:32, complice un seeing stabile e stratosferico, mi sono dedicato all'osservazione della solita macchia solare, che nel frattempo era riemersa. A proposito, vederla rispuntare è stato molto emozionante. Comunque non ci sono andato per il sottile, ed ho usato 240x. La visione era fantastica. La penombra mostrava i filamenti, ed il suo bordo era totalmente zigzagante, e si poteva osservare veramente nel minimo dettaglio. L'ombra poi era molto irregolare, direi che la macchia solare era a circa metà del suo percorso evolutivo, e si potevano apprezzare anche qui i confini molto netti con la penombra. Non solo, un ponte luminoso ben visibile si incuneava all'interno dell'ombra. Complessivamente la qualità dell'osservazione con l'MN 68 è stata oltre ogni aspettativa, ed in particolare la granulazione mi ha colpito per la dimensione infinitesimale dei singoli granuli, unita ad una altissima chiarezza di lettura complessiva della stessa. Ogni tanto ho osservato anche al binocolo, comunque: si tratta di un binocolo economico con un trattamento antiriflesso che lascia a desiderare; ciononostante è stato molto complementare al telescopio, dando quel senso di tridimensionalità che mancava, e dunque ha fatto la sua figura. Con un piccolo 7x35, già si notava bene la macchia solare presente. Sinceramente gli occhialini non li ho neanche toccati, considerando gli strumenti a disposizione. 

Sky-Watcher 80 ED - Roberto Dori
Per concludere è stata una mattinata memorabile, durante la quale ho osservato un fenomeno impressionante, e l'ho fatto nel migliore dei modi possibili; inoltre l'ho fatto con un'ottima compagnia, con la gioia di condividere con qualcuno lo spettacolo lassù. E se ci aggiungete che c'erano birra e pasticcini, direi che non si potrebbe essere più felici di così!

venerdì 6 marzo 2015

Un seeing terribile - 6/3/15

Dopo oltre un anno di astinenza ho percepito prepotente il richiamo della volta stellata e pur sapendo che le condizioni non erano ottimali per fare quello che stavo per fare ... l'ho fatto lo stesso. Negli ultimi giorni qui in Toscana c'è stato un vento fortissimo, ed anche se stasera era un po' calato era abbastanza scontato che il seeing fosse pessimo, solo che non mi aspettavo di raggiungere certi livelli. Se dovessi valutarlo direi che eravamo al livello 2 della scala Pickering A: le stelle ribollivano vorticosamente e raramente si vedeva una parvenza di dischetto. D'altro canto con la Luna piena alta in cielo non è che potessi dedicarmi all'osservazione degli oggetti del cielo profondo, quindi ho optato per le stelle doppie, oltre che per Giove e la Luna. Mi sono detto: proviamoci! Ho quindi assemblato il "mastodonte", e cioè l'Intes-Micro MN 68 nel campo sotto casa mia ed ho cominciato ad osservare...

C/2014 Q2 (Lovejoy): certi oggetti è destino che non li osservi quasi mai. Tra questi sono da annoverare Marte e le comete appunto. Il tempo di osservare questa famosa cometa è passato ormai ma io ho voluto tentare lo stesso, non foss'altro per vedere cosa mi sono perso. Con un telescopio di 15 cm e la Luna piena non è che sia stata un'osservazione eccezionale, però è stata interessante. La cometa è visibile già con un binocolo 10x50 come un batuffolo sfuocato. All'oculare, usando 120x, appare come una nebulosità diffusa di forma circolare, leggermente asimmetrica, con un piccolo nucleo più luminoso.
Iota Cassiopeiae: rileggendo i miei vecchi appunti circa l'osservazione di questa stella tripla non posso lamentarmi. Ad inizio serata il seeing non era neanche malaccio malaccio, poi è andato peggiorando. A circa 240x era ben visibile una seconda stella più piccola di colore rosso scuro in basso a destra. Ma guardando con la massima attenzione si percepiva qualcosa in alto a destra, proprio a ridosso della primaria. Io per scrupolo ho appuntato con un punto interrogativo anche questa terza stella nel disegnino che mi sono fatto sul momento, ed effettivamente la posizione corrisponde perfettamente con quella della terza componente. Comunque non si trattava di una visione chiara, anzi al limite del discernimento; non mi sarei stupito se in quel punto non ci fosse stato niente di niente. La primaria mi è parsa di colore bianco.
Alpha Ursae Minoris (Stella Polare): sono un bel po' arruginito come astrofilo, quindi ho scelto dei bersagli facili stasera. Come omettere dunque la stella che è stata il faro di ogni marinaio dall'alba dei tempi fino ad oggi? Non si tratta di una doppia difficile da risolvere, ci si riesce bene già a 150x. La stella principale mi è sembrata di un color crema, mentre la compagna di colore celeste. Da notare che quest'ultima è ben più piccola rispetto all'altra. 
Struve 1695: dalle parti della brillante Alioth dell'Orsa Maggiore c'è questa stella doppia, che è intrigante anche se mi ha fatto penare per risolverla. Sono stati necessari 200x e quei rari fortuiti momenti di buon seeing. La stella secondaria, rossiccia, appare proprio a ridosso della primaria bianca, in basso a sinistra, adagiata sull'anello di diffrazione.
Zeta Ursae Maioris (Mizar e Alcor): ahimè, il tempo passa e la mia vista martoriata da miopia e miodesopsie non discerne più ad occhio nudo il cavallo ed il cavaliere, sotto questo cielo rischiarato da Luna ed inquinamento luminoso. Ma la loro bellezza al telescopio resta immutata anche con questo seeing penoso, ed osservare in un unico campo Mizar, risolta in una componente gialla ed in una bianca, con Alcor all'altra estremità, e con il contorno di ulteriori stelline, risulta appagante e rilassante, un tonico per l'anima.
Alpha Geminorum (Castore): un altro spettacolo mozzafiato, due stelle eccezionali per il loro bianco accecante, due diamanti lucenti incastonati nello spazio. Osservate a 200x. Osservando attentamente una stella è leggermente più piccola dell'altra.
66 Cancri: la stella doppia più difficile da risolvere della serata. A 200x si notava accanto alla stella principale bianca, una piccola stellina blu cobalto, posizionata a destra e leggermente in basso. Date le condizioni è stata una soddisfazione riuscire ad osservarla.
Iota Cancri: è una stella doppia di rara bellezza in virtù del contrasto di colori delle due componenti, la primaria color arancio e la secondaria color celeste. Non è di difficile risoluzione, già a 150x è ben separata.
Phi2 Cancri: una stella doppia notevole. A 150x le due stelle sono separate da un capello sottile, sono praticamente a contatto. Le stelle poi sono perfettamente simmetriche tra loro quanto a grandezza. Da notare che sono due stelline molto piccole.
Giove: visione veloce di questo maestoso pianeta, oltre alle bande non si notava null'altro. C'era però un curioso allineamento dei satelliti galileiani, che si trovavano tutti a destra rispetto al pianeta.
Luna: una sbirciatina alla Luna quasi del tutto piena. In realtà è stato utile per appurare quanto era terribile il seeing, mai vista una cosa del genere! Ho avuto addirittura paura di avere il telescopio tremendamente scollimato, ma dopo aver controllato era tutto in ordine.

giovedì 12 dicembre 2013

Luna e Giove nel nebbione - 11/12/13

Una serata compromessa fin da subito dalla coltre di nebbia che si è alzata e che ha portato l'umidità se possibile anche oltre il 100%! Però il cielo stellato, seppure con diversa foschia, continuava a vedersi, così ho deciso di osservare nonostante tutto.

Come telescopio ho optato per l'MN 68. Il cercatore dopo pochissimo si è appannato irrimediabilmente ed ho subito capito che dovevo rivedere il mio programma osservativo. Ma dalle circostanze negative spesso nascono anche delle opportunità interessanti, così mi sono goduto per un paio d'ore un'osservazione di Giove e della Luna, cosa che non accadeva da tempo.

Il telescopio purtroppo non ha fatto neanche in tempo ad acclimatarsi completamente, anche perchè la ventola era sottotono a causa delle pile che la alimentavano, che erano scariche, inoltre l'inversione termica in questo periodo è notevole. Però il seeing tutto sommato era buono e nei momenti di calma atmosferica ho potuto osservare molto bene ad alti ingrandimenti. Principalmente ho osservato a 250x.

Luna:è incredibile pensare quanto sia facile osservare la Luna, che è il primo oggetto che l'astrofilo guarda; eppure non trovo mai l'occasione di osservarla degnamente. Comunque ho cercato di rimediare, e di seguito vi racconto le formazioni più suggestive su cui è naturale posare lo sguardo, ma che certo non esauriscono tutte quelle che ho osservato. L'MN 68 sulla Luna mi è proprio piaciuto perchè mostra una grandissima quantità di crateri ed altri dettagli di dimensioni microscopiche e tutti insieme creano una visione che il cervello non riesce ad apprezzare interamente, ma che allo stesso tempo mozza il respiro. Inoltre avevo spesso letto di immagini gialline di questi Maksutov-Newton ma la realtà dei fatti è un purissimo contrasto cromatico tra il bianco delle zone illuminate ed il nero di quelle non illuminate; anche questo fattore secondo me contribuisce molto ad una visione emozionante. Partendo da un'estremità della Luna ho osservato il solito Plato, al cui interno si notavano tre craterini, abbastanza definiti nei momenti di buon seeing, ed essendo quattro deduco che non sono riuscito a separare i due molto ravvicinati: niente di cui preoccuparsi considerando la Luna già bassa, gli oculari appannati ed il terminatore ormai lontano dal cratere in questione. Lì vicino, ancora più illuminata la Vallis Alpes, con la sua rima che mi sfida a notarla, e lo farà per chissà quanto tempo ancora. Vicino a Plato c'è il complesso dei monti Teneriffe, che ho osservato con piacere perchè avevo ben presente una comparazione tra diversi tipi di telescopi contenuta nel Libro dei telescopi di Ferreri che si basa su alcuni disegni proprio di questa formazione lunare. Gli Appenni lunari facevano impressione e grazie al gioco di luci ed ombre si aveva una così reale sensazione dell'altitudine che sembrava di affacciarsi dal precipizio di quegli scoscesi pendii, gettando uno sguardo sull'abisso sottostante. Vi sembra che esageri? Il Mons Huygens è alto 5400 metri! Poco più in là lo stupore non accennava a diminuire con lo spettacolo offerto da Copernicus, con il centro del cratere immerso nelle tenebre, ma i pendii circostanti contavano tantissimi crateri, solchi, increspature, da risultare del tutto martoriati. Andando oltre troviamo la Rupes Recta, una scarpata che sembra una ferita da taglio aperta, così lunga ed affusolata; si tratta di un dettaglio ad altissimo contrasto. Vicino c'è il doppio cratere Birt e nei pressi di questo c'è la delicata Rima Birt, che si mostrava in maniera chiara e dettagliata. Arrivando all'altra estremità lunare la mia attenzione è stata completamente rapita da Clavius, che si potrebbe dire essere un meta-cratere considerando la grande quantità di crateri, grandi e piccoli, impossibili da contare, che contiene a sua volta. Quanto è rilassante osservare la Luna!

Giove: l'osservazione di Giove mi ha stupito veramente, confermando la superiore qualità ottica di questo telescopio. Descrivere i pianeti non è mai facile ma ci proverò. Per prima cosa mi ha colpito la percezione delle diverse tonalità di colore, nonchè la saturazione degli stessi. Su Giove ci sono diversi colori infatti e con questo telescopio si percepiscono proprio bene, per esempio la zona equatoriale è bianca, mentre le due bande principali sono color terra di Siena. Invece le regioni polari sono più tendenti al color cachi. Purtroppo la Grande Macchia Rossa in quel momento non era visibile perchè dal lato opposto del pianeta. La banda equatoriale settentrionale presentava delle ondulazioni molto evidenti. Nel bel mezzo della zona equatoriale, tra le due bande, c'era un festone che sembrava una virgola nera, che si notava con qualche difficoltà e che si originava proprio dalla NEB. Molto dettagliata anche la banda equatoriale meridionale (SEB). Con nettezza si distingueva anche la banda temperata settentrionale, e salendo il polo Nord del pianeta aveva una tonalità di un marrone chiaro uniforme. Interessante la visione del polo Sud del pianeta dove solo ad un'estremità del pianeta si vedeva un principio di sottile banda ben marcata che però subito si interrompeva, e sopra ad essa una striscia sottile più chiara, mentre per il resto aveva quella identica tonalità marroncina anch'esso. In generale ho molto apprezzato la facilità con cui tutti i vari particolari erano leggibili e non vedo l'ora di ritentare l'osservazione in condizioni migliori.

martedì 5 novembre 2013

Luna - 20/4/13

Osservazioni condotte col Dobson, a 250x. Mi sono soffermato in particolare su Plato e ho voluto osservare i craterini all'interno. Ebbene se ne vedono, chiaramente, nei momenti di buon seeing, 5 in tutto: A-B-C-D-E. Il cratere E è il più difficile da osservare. Ma anche C e D non sono facilissimi perchè molto ravvicinati tra loro.

Mi piace tantissimo anche la zona tra Eratostene e Copernico (l'interno era in ombra, si notava solo l'orlo del cratere), con i vicini Appennini, perchè la superficie è ricchissima di dettagli e da una sensazione di percezione dell'altezza dei promontori, di tridimensionalità.


Più su ho osservato la Rupes Recta che sembra un graffio, un taglio netto; e il vicino cratere Birt insieme alla sua delicata Rima Birt. 

 
Infine Clavius. Uno spettacolo mozzafiato, ed è riduttivo chiamarlo cratere considerando tutto il ben di Dio di crateroni e di craterini al suo interno. Probabilmente non basterebbe una serata per contarli tutti!

Luna - 19/12/12

Qualche giorno fa con il 60/700 ho osservato dentro al Mare Crisium il piccolo cratere Farheneit ed i crateri Cleomedes H e F, che già sono un bel traguardo per il piccoletto. Poi sono andato a curiosare dalle parti del fantomatico ponte lunare di O'Neill tra il Promontorium Lavinium e il Promontorium Olivium, che rimanevano proprio al terminatore. Dentro Cleomedes invece ho osservato i crateri B e J. Cambiando tutt'altra zona ho concluso con la marcata Rima Petavius. Da segnalare la luce cinerea notevole con quell'esiguo spicchio di luna, tanto che a 140x nella parte in ombra della luna si notavano dei chiaroscuri che erano i vari crateri.
 
Stasera sempre con il solito telescopio invece ho osservato il domo Mitchell 1 tra Aristoteles e Eudoxus, non pensavo di vederlo invece era un puntino nero (e accanto ce n'era un altro di cui ignoro il nome). Spostandoci nel Mare Serenitatis un'altra sopresa: il piccolo cratere Banting che si vedeva appena, ma inconfondibile perchè vicino ad un'increspatura sul mare. Ma qui spiccavano soprattutto Bessel e Menelaus, che sembrava pieno di pece da quanto era nero il suo interno. Posidonius mostrava invece delle piccole montagnine al suo interno, accanto al cratere centrale. Spostandoci sempre più in basso come non notare i tre magnifici crateri Theophilus, Cyrillus e Catharina, ricchi di dettagli? A destra, in semiombra al terminatore si vedevano Sacrobosco A e C, questa formazione mi ha infuso una sensazione di timore reverenziale (sarà il nome). Poi ancora Piccolomini e Zagut, di cui ho osservato i craterini A e K. Infine Rabbi Levi, al cui interno si notavano i vari crateri disposti a L; e Riccius, con i suoi molto deboli ed evanescenti craterini disposti a quadrato. 


A questo punto ho tirato fuori l'artiglieria pesante e con il 250/1250 ho riosservato le stesse formazioni. Non ho preso appunti precisi, ma la differenza di risoluzione tra i due telescopi è abnorme. Quelli che di là erano deboli macchioline qui diventano crateri dal bordo definito, ho potuto apprezzare immagini molto migliori anche di quelle fornite da Virtual Moon Atlas configurato con definizione LOPAM. Sono rimasto incantato ed ho osservato per un pezzo. In particolare mi ha colpito nel Mare Serenitatis, quasi al terminatore, un'incredibile linea retta di 5 crateri: Linne A,B,F,H,G. Un dettaglio molto bello che con il 60ino non ero riuscito ad osservare è la Rima Plinius; con il dob l'ho potuto osservare con chiarezza anche se è una tenue frattura. Salendo troviamo la parte finale della Rima Hyginus, molto contrastata. In Catharina P nei momenti di buon seeing si notavano micro-crateri; insieme a Theophilus e Cyrillus costituivano un terzetto notevole, così come notevoli erano Zagut, Rabbi Levi e Riccius totalmente risolti in crateri ben definiti. Misteriosa la catena montuosa tra Maurolycus e Barocius, emergeva dall'ombra con una forma ad S. Per finire con lo Zoom a 16mm mi sono goduto la luna che riempiva l'intero campo apparente, compresa la parte in ombra ben visibile; tra l'altro la visione era mozzafiato perchè i bassi ingrandimenti conferivano brillantezza e gradevolezza alla visione, ma con la stessa risoluzione di dettagli (che c'erano lo stesso anche se più piccoli).

lunedì 4 novembre 2013

Osservazioni con l'80/400 - 11/6/13

Questa sera lo Startravel l'ho spremuto ben bene!

Anzitutto me la sono goduta montandolo sul balcone che da ad Ovest e subito dopo il tramonto ho osservato:


Mercurio: è un buon momento per osservarlo, domani c'è la massima elongazione! Veramente molto alto in cielo e visibile ad occhio nudo. Si può osservare tranquillamente dalle 21:30 fino alle 22. Sono contento di averlo rivisto, non è una preda facile. Ad 80x e a 125x si nota benissimo la fase, in questo momento è una mezzaluna.
Venere: rimane in basso a destra rispetto a Mercurio, come al solito è luminosissimo. Purtroppo è quasi pieno come fase, anche se non del tutto infatti aveva una forma ovalizzata anzichè circolare. Di cromatismo, tra l'oggetto, tra l'altezza ce n'è eccome, quindi ho preferito arrestarmi ad 80x.
Luna: uno spicchio di Luna a sinistra dei pianeti ma ad 80x è molto suggestiva, e spiccano il Mare Crisium, i tre craterini ravvicinati Naonobu, Atwood e Bilharz che sembrano i tre fori per impugnare una palla da bowling ed infine i crateri Cleomedes, Burckhardt, Geminus e Bernoulli. Poi ho usato 44x e la Luna vista nella sua interezza mostrava una stupenda luce cinerea, con la parte in ombra visibilissima.
Castore (Alpha Geminorum): Venere e Mercurio sono in mezzo ai Gemelli, quindi era un classico che non poteva mancare. Sdoppiata nettamente dato che è molto facile, ma pur sempre stupenda.


Poi non contento ho preso baracche e burattini e sono andato alle 22:30 al campo del mio babbo per avere un seeing migliore e un cielo appena più buio. Nonostante alcune fonti di inquinamento luminoso folli e inutili la Via Lattea era visibile (niente di eclatante ma c'era) nel Cigno, e non avevo neanche gli occhiali! Ecco cosa ho osservato:

Albireo (Beta Cygni): inutile ridire quanto è bella, sia a 16x dove risalta in un campo ricco, sia a 125x per la fisicità che acquisiscono le stelle.
Mizar e Alcor (Zeta Ursae Majoris): eccezionale, con Alcor in alto a sinistra e Mizar ben sdoppiata, con le due componenti di colori diversi, in basso a destra, entrambe contenute nel campo di 60° a 125x. Un sistema multiplo stupendo.
Doppia Doppia (Epsilon 1 e 2 Lyrae): non sono una coppia di stelle doppie così facili da osservare, nel senso che bisogna ingrandire il giusto. A 125x comunque tutte e quattro le stelle, seppure piccoline, erano ben distinte e separate, creando una notevole visione d'insieme. Poi osservata anche insieme a Vega, nello stesso campo a 16x, senza ovviamente che le componenti si sdoppiassero.
Zona tra Sheliak e Sulafat, e M57: veramente bella, tutta contenuta tranquillamente nel campo reale di 4° a 16x. Con attenzione si vede anche M57, specialmente in distolta, che è poco più grande di una stella. Ad 80x M57 mostra la forma ovale, l'anello grigio chiaro esterno e si vede anche, ancora una volta meglio in distolta, la zona grigio scura interna. Se devo essere sincero non pensavo di vederla così bene...
Spazzolata sul Cigno: veramente rilassante perdersi da un capo all'altro del Cigno in un mare di stelle con un campo reale di 4° e anche inutile raccontarvi ma che incato con Sadr insieme a M29 oppure M39 (osservato anche a 50x) oppure Deneb immersa tra altre stelle. Già è spettacolare così, chissà il Sagittario da un cielo più buio come sarà!
Eta Herculi e M13: a 16x la visione è mozzafiato perchè si vede questo brillante ammasso globulare in maniera palese in basso a sinistra mentre la luminosa stella brilla in alto a destra. Poi M13 ad 80x acquisisce maggiori dettagli, ed in distolta si risolvono anche diverse stelline! Veramente un'altra sorpresa inaspettata!
NGC 6992 e NGC 6995: stasera ho ritentato e sulla nebulosa Velo, sezione Est, ho raggiunto il miglior risultato a 20x usando il filtro Orion Ultrablock, che ho preferito all'OIII. Si nota la forma a virgola del filamento, visibile anche in diretta ma meglio in distolta.
Saturno: si intravedevano a tratti la divisione di Cassini nelle anse degli anelli e delle sfumature sulla superficie, evidentemente il seeing non era proprio il massimo. Oltre a Titano era visibile anche Rea.


Per concludere seeing mediocre, soprattutto sugli oggetti molto bassi come Mercurio; cielo casereccio, quindi non troppo buio seppure c'erano molte stelle lo stesso; serata poco impegnata. Eppure grandi soddisfazioni osservative con un telescopio che costa come andare in una discoteca lontana in termini di benzina consumata, ingresso e bevute. Una sbornia in meno e tante splendide osservazioni in più!

Serata 19/2/13 - Una notte magnifica

Ciao a tutti, stasera sono andato ad osservare una piccola lista di oggetti in maniera parecchio rilassata al campo del mio babbo in campagna, su un bel prato. Alle 21:30 ho iniziato ad osservare e a mezzanotte sono tornato a casa. C'era una trasparenza notevole ma l'aria era ferma, non tirava un filo di vento. Il seeing era uno spettacolo! Quando sono andato via erano -3° ed ero ghiacciato io e il telescopio. Ancora una volta l'umidità, poi diventata brina, ha scassato ma questa volta il paraluce che avevo fatto, anche se alcuni lo giudicano uno schifo, ha fatto benissimo il suo dovere.

Tra l'altro mi ha fatto piacere che un mio amico mi ha colto in flagrante e quando è tornato dalla morosa si è fermato con me ad osservare. Ovviamente c'è rimasto male.

Una riflessione sui telescopi: si parla tanto di questo e quello, ma dobbiamo dire la verità. La verità è che il diametro è tutto. Insomma me lo sogno di vedere quello che ho osservato stasera nel modo in cui lo ho osservato con il mio 80mm. Ecco perchè tra 20 anni spero di avere un dobson enorme.

Comunque divago troppo come al solito, vi racconto le mie osservazioni. Lo scopo non è raccontarvi la bravura dell'osservatore o la difficoltà delle osservazioni (non c'è ne la prima ne la seconda) ma solo l'ottimo seeing che ho beccato stavolta.

LUNA

Non ho preso appunti specifici, ma mettiamola così. Dopo un po' che osservavo a 312x , dopo che il tele era acclimatato, ho deciso di fare la pazzia. Ho provato i 500x, ebbene oltre alla difficoltà di messa a fuoco (che va continuamente ritoccata) l'immagine era veramente buona, con i crateri per niente sfuocati. Per la prima volta ho usato 500x non degradando l'immagine ma anzi rendendo visibili dettagli minuti altrimenti difficilmente visibili. Vi giuro una cosa incredibile, ho tralasciato tutto e sono stato lì ad osservare per un pezzo. Talmente tanto incredibile che mi è venuta voglia dell'Hyperion 3,5mm come oculare per l'alta risoluzione. Poi ho provato 500x su un Giove piuttosto basso sull'orizzonte: veramente troppi! Parlando di qualche cratere su Clavius non si contavano i crateri da quanti ce ne erano. Accanto alla Rupes Recta (un suggestivo tratto di pennarello nero) ho visto molto chiaramente la delicata Rima Birt, che Virtual Moon Atlas da visibile in un riflettore da 300mm. Copernicus era tridimensionale, e dall'interno del cratere avvolto nell'ombra emergeva solo la cima delle montagne centrali. Ormai è passato il momento migliore per osservarli ma dentro Plato si vedevano due crateri molto definiti; dentro la Vallis Alpes per quanto perfetta niente rima. 

OGGETTI DEL CIELO PROFONDO

Perchè no? Ho provato l'Orion Ultrablock su M42 e sono soddisfatto perchè sul piccolo 80mm non mi aveva impressionato mentre col dobson ho notato un notevole incremento di nebulosità. Notevole per essere sotto la luna da un cielo di paese ma niente a che vedere con l'ultima volta. Ho osservato anche M44, contenuto quasi per intero con il 30mm 2"; è un ammasso aperto eccezionale per estensione e ricchezza delle stelle; già al 10x50 fa impressione. Infine un ammasso aperto che amo, M67 che ancora una volta non mi ha deluso con la sua densità e compattezza.

STELLE DOPPIE

Castore (Alpha Geminorum): due bianchi diamanti incastonati nel cielo.
Wasat (Delta Geminorum): una stellona informe con accanto una piccola compagna nitida come una punta di spillo.
Tegmine (Zeta Cancri): non è difficile sdoppiarla ma è interessante perchè entrambe le stelle sono di un bel colore giallo.
Phi2 Cancri: due piccole stelle di colore bianco che paiono gemelle da quanto sono simili.
Algieba (Gamma Leonis): una stupenda ma facile doppia dove le componenti sono di colore bianco tutte e due.
Otto Struve 215: ho dovuto spremerlo fino a 500x per separare queste due piccolissime stelle, però il seeing ha reso possibile una distinzione molto chiara e netta.
90 Leonis: è un sistema triplo!
Alula Australis (Xi Ursae Majoris): a 312x le stelle sono praticamente a contatto; a 500x sono separate ma di poco. Comunque a questi ingrandimenti è una visione indimenticabile: le stelle sono due cerchietti distinti e contorniate dai loro anelli di diffrazione; da manuale.
Sigma2 Ursae Majoris: i colori sono bianco e ocra; bella grazie alla piccola compagna.